Un sogno che potrebbe concretizzarsi: Il Parco Fluviale del torrente Seveso

Il CCTS, Comitato Coordinamento Torrente Seveso, di cui il Circolo Grugnotorto Legambiente è una componente, organizza il Convegno: “Il Parco fluviale del torrente Seveso” nella giornata di mercoledì 1 febbraio p.v, dalle ore 15:00 alle ore 19:00, nella Sala Aurora di  Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno.

Questo Convegno fa seguito a quello tenuto presso il Comune di Paderno Dugnano, proprio un anno fa (3 Febbraio ‘22), denominato “Torrente Seveso – Da problema a risorsa” e ai successivi tre tavoli di approfondimento svolti durante il 2022 sui temi:

Disinquinamento delle acque del torrente (24 Marzo),

Status delle vasche di laminazione (19 Maggio),

Invarianza idraulica (8 Novembre)

E’ un Convegno che conclude una prima fase importante del percorso che abbiamo iniziato alcuni anni fa e che servirà a fare il punto complessivo della situazione attuale per proiettarci, poi, in una visione futura che veda, in un contesto ambientale migliorato, la possibile realizzazione del Parco Fluviale del torrente Seveso. Il tema non è nuovo, è stato già oggetto di attenzione in passato, ma questa volta si vorrebbe provare a concretizzare questa visione con l’aiuto di tutte le parti coinvolte: Istituzioni, Enti, Associazioni del territorio e Cittadinanza.

Il 2022 in breve

Il 2022 è stato un anno pieno di iniziative, incontri, impegno, partecipazione. Sono stati curati parchi, organizzato biciclettate, eventi e tanto altro con il contributo di scuole, bambini, persone, volontari e cittadini. Siete pronti per il 2023? Scopri cosa puoi fare tu ⤵️

Cosa puoi fare tu

IL TORRENTE SEVESO – DA PROBLEMA A RISORSA

Prosegue l’attività del CCTS – Comitato Coordinamento Torrente Seveso , nel quale il nostro Circolo, con altri circoli Legambiente e associazioni del territorio,   è impegnato attivamente per promuovere e sostenere un percorso comune di Enti Regionali, Comuni e associazioni, volto a migliorare concretamente e stabilmente  le condizioni generali del torrente e dell’ambiente in cui è inserito.

IL TORRENTE SEVESO – DA PROBLEMA A RISORSA è il titolo del Convegno che affronterà questo argomento sotto diversi profili, il 3 febbraio prossimo, nell’Aula Consigliare del Comune di Paderno Dugnano.

Apertura per registrazione ospiti ore 15.00. Inizio Convegno ore 15.30. Conclusione ore 19.00.

Questi i temi che verranno illustrati:

1.  Vasche di laminazione ed il futuro del CSNO: stato di avanzamento lavori, previsioni di completamento, problematiche e criticità (Investimenti, Costi Operativi e Manutenzione), opportunità e alternative d’uso: lo scenario di utilizzo con “acqua pulita”.

•     Ing. Marco La Veglia – AIPo: “Insediamento e difesa idraulica: il caso del fiume Seveso.”

•     Dr. Pietro Genoni – ARPA: “Qualità delle acque del torrente Seveso”

•     Ing. Alessandro Reginato – CAP: “Il contributo dell’impianto di CAP di Bresso all’economia circolare del territorio”

2.  Disinquinamento delle acque del Seveso: il completamento del censimento degli scarichi, successivo ruolo degli Enti locali; attuazione del RR6/19 sui piani di riassetto reti e sfioratori, ed interventi sui depuratori a supporto del raggiungimento degli obiettivi di qualità

entro il 2027.

•     Ing. Mila Campanini – Regione Lombardia: “Previsioni del RR6/19 e interventi sul servizio di fognatura e depurazione”

•     Dr. Fabio Masi – IRIDRA: “Casi di studio di fito – trattamenti a servizio di scolmatori di piena”

3.    Invarianza idraulica: la “Città spugna”, la gestione delle acque urbane, principi e campi

     di applicazione, la “volanizzazione” diffusa, le aree golenali, la fitodepurazione, gli incentivi

     per i Comuni (de-cementificazione e de-impermeabilizzazione aree) e per i privati, possibilità

     di emendare la Legge 4/2016, includendo l’edilizia già edificata.

•     Ing. M. Callerio CAP Holding: “Drenaggio idraulico urbano sostenibile”

•     Ing. Dario Kian – ERSAF: “Fare la de-impermeabilizzazione e incentivi”

•     Arianna Azzellino POLIMI: “Le pressioni che determinano lo stato di qualità del T. Seveso”

4.  Parco fluviale del Seveso: scenario di riferimento, soggetti coinvolti, obiettivi, aspettative e criticità: un modello sovra-Comunale di integrazione dei territori del bacino del Seveso.

Realizzazione interventi ed azioni programmate e coordinate in un Progetto Multidisciplinare con Cabina di Regia partecipata da: CCTS, Tecnici degli Enti, Amministratori locali, Regione Lombardia, Città Metropolitana.

•     Dr. M. Marzorati – Federparchi: “Parco Fluviale Climatico del Seveso”

•     Dr. Gianni Pampurini – Osservatorio Lambro: “Prime Esperienze di Monitoraggio Civico”

Dopo questo primo momento informativo e di conoscenza generale, il percorso proseguirà, in date successive da definirsi, con l’organizzazione di 4 “tavoli di approfondimento”.

Al convegno, oltre ai relatori sopra indicati parteciperanno anche i Sindaci del basso bacino del Torrente (da Seveso a Milano). A causa delle limitazioni imposte dalla normativa anti Covid, il pubblico potrà seguire l’evento in diretta on-line collegandosi al link indicato sul sito: http://ccts-torrenteseveso.org/.

Ancora quella sofferenza.

Era il 14 luglio del 2014. Dopo 3 giorni, schierati a difendere la collinetta della Rho Monza fronteggiando la polizia, la capitolazione. Serravalle ne prende possesso e subito dopo procede con il taglio dei circa 800 alberi che su di essa stavano crescendo da alcuni anni. I pomodori, appena acquistati all’Unes per una insalata estiva, lanciati disperatamente e inutilmente contro il capo cantiere che dirigeva in quel momento l’operazione.

Impossibile guardare fino in fondo il video circolato ieri, che mostra freddamente il braccio meccanico di una gru che strappa dal terreno, uno per uno, depositandoli poi a terra, uno sull’altro, gli alberi del Parco Nord, per far posto alla vasca di laminazione per il Seveso. Troppa la sofferenza. La stessa del luglio 2014.

Non dovrebbe essere consentito distruggere con tanta facilità un bene così importante, un bosco di 30 anni che regala bellezza e salute ai cittadini e che al suo interno lentamente, negli anni, ha consentito e  favorito lo sviluppo di un prezioso ecosistema  naturale.

La distruzione di 4 ettari di bosco è una perdita irreversibile. Poco convincente e per niente attraente parlare di compensazioni, di aree degradate recuperate e annesse al parco. Potevano esserlo, a prescindere. Vien da sorridere, amaramente, riascoltando le dichiarazioni dell’assessore Maran e del sindaco Sala a proposito del progetto tanto sbandierato chiamato “Forestami,” gestito dal Comune di Milano, lo stesso che oggi, in prima linea “Deforesta”.

Nè vale, ormai lo abbiamo chiaro, la ragion di stato che vuole questo “sacrificio” per salvare Milano dalle esondazioni del Seveso. Non è vero. Non è con la vasca del Parco Nord che Milano si salva. Occorreva essere più lungimiranti e anziché utilizzare il tempo enorme trascorso inutilmente a vagheggiare le vasche, immaginare e realizzare una progettualità più moderna e sostenibile dal punto di vista ambientale. Un’ipotesi concreta e ancora possibile che il costituendo Comitato di Coordinamento Torrente Seveso (di cui il nostro Circolo fa parte), ha sviluppato in modo articolato e preciso in un documento che è già stato inviato ai sindaci dei comuni dell’asta del Seveso da Lentate a Milano. Documento che renderemo noto a breve, non appena avremo individuato e realizzato modalità agili di comunicazione dello stesso.

Lo studio commissionato dal Parco Nord, che prende in esame l’avifauna che nidifica nel bosco, eventuali specie rare e protette e i nuclei boschivi presenti, minimizzandone in qualche modo la valenza, è un tentativo di giustificare, seppur parzialmente, l’operazione. Ma non convince perché, ancora una volta, anziché giustificare bisognava non fare, cioè non distruggere.

Nel corso del presidio di ieri al Parco Nord sono state chieste le dimissioni del Presidente e del Direttore del Parco  per non essersi opposti allo scempio attuato. Vogliamo precisare che, fatte salve le perplessità appena espresse, non è la nostra posizione e non è una posizione che sia stata condivisa dal CCTS. Andrebbero interrogati, a nostro avviso, i sindaci dei comuni che compongono il Consorzio chiamato a gestire il Parco Nord e cioè Milano, Sesto S. Giovanni, Bresso, Cusano, Cormano, Cinisello e anche il consigliere delegato all’Ambiente di Città Metropolitana.

Difficile dire a quali sviluppi assisteremo nei prossimi giorni. L’operazione al Parco Nord appare una accelerazione improvvisa e ingiustificata, oltre che inutile.  Una dimostrazione di forza?  Ragioni elettorali?

Manterremo accesi i riflettori sulla vicenda e continueremo a lavorare al difficile compito di convincere gli enti istituzionali responsabili, con l’aiuto ci auguriamo dei sindaci, a prendere in esame soluzioni alternative alle vasche. E’ possibile e con l’impegno di tutti si può ancora fare.

INIZIANO I LAVORI DELLA VASCA NEL PARCO FERMIAMOLI!

Comunicato stampa 27 luglio 2020

La vasca nel Parco è un delitto contro la verità, contro il Parco e l’Ambiente,
la salute e la sicurezza Le quattro bugie più sfacciate delle Autorità:

La vasca è un “ameno laghetto”. Un buco grande quanto quattro campi di calcio, profondo 10 metri, le sponde scoscese (66% di pendenza), anche quando non raccoglie le acque inquinate e sporche del Seveso inclusa le acque di fognatura. Col suo metro di acqua stagnante al fondo e nove metri di vuoto, è una offesa al paesaggio, al buon senso, alla sicurezza e, in generale, alla bellezza del Parco Nord.

• La vasca è l’unica soluzione possibile. Le vasche di laminazione sono dal punto di vista idraulico, urbani stico, sociale e culturale, un salto all’indietro, una soluzione arretrata e primitiva quanto può essere oggi una cloaca a cielo aperto. La legge regionale n. 4/2016 non la prevede, ma afferma, per la prevenzione del rischio idraulico e delle siccità, il principio e il metodo della Invarianza Idraulica. Il principio a cui si ispira è quello del risparmio idrico, della separazione, riciclo e riuso dell’acqua meteorica; è quello della “città spugna” che trattiene le acque bianche, limita le superfici impermeabili, de-cementifica, costruisce le vasche volano per la raccolta di acque pulite, serbatoi e cisterne diffuse lungo il fiume e negli abitati.

Il Piano. Il Piano iniziale non esiste più: delle quattro vasche di laminazione previste, quella più grande, nell’area della ex-Snia di Varedo che avrebbe stoccato circa la metà del volume, è stata messa su un binario morto. Infatti la fabbrica chimica per decenni ha accumulato veleni e
scorie di produzione la cui bonifica richiede tempi lunghi e gli investimenti della bonifica non sono previsti da nessuna parte. Quando si dice che la vasca nel Parco sarebbe riempita solo sei volte all’anno, si afferma una cosa non vera, nei volumi anzi illogica. Il Piano dimezzato dei volumi di stoccaggio compromette l’esito dell’intera operazione:
non assicura che saranno evitati in futuro nuove esondazioni e allagamenti!

Non è vero che chiediamo tutto e subito. Siamo stati additati come i responsabili dei ritardi: questo è falso. Abbiamo semplicemente fatto circolare, nel rispetto di ogni norma, le nostre idee; abbiamo fatto ricorso al Tribunale delle Acque per impedire lo scempio del territorio e l’attacco
alla salute. Ma, come si sà, i ricorsi non bloccano niente: solo le sentenze possono bloccare, e, finora, di sentenze non ce ne sono state. Abbiamo fatto proposte costruttive, cercando, in modo pragmatico, di conciliare le giuste richieste dei cittadini e i piani delle amministrazioni, le nuove idee con le vecchie pratiche:
non siamo stati ascoltati, non siamo stati riconosciuti come interlocutori.

Noi chiediamo che:

Sia approvato un Piano per l’Invarianza Idraulica. Il passaggio dalle vasche di laminazione all’Invarianza Idraulica non si può compiere in un solo atto: deve essere studiato e costruito su una solida base tecnica, con una precisa volontà politica. Devono essere definiti i modi e tempi, i
passaggi e tappe, risorse economiche un piano di defiscalizzazione che permetta al privato di affrontare i costi di raccolta e stoccaggio delle acque meteoriche.

Che il Seveso sia ripulito. Un fiume da decenni abbandonato, avvelenato e sconciato, sia finalmente restituito alla sua condizione naturale e alla sua bellezza. Non si incominci a costruire le vasche prima che siano stati riportati alla legalità gli scarichi abusivi ancora in via di censimento e attribuzione. Il sogno del Parco Fluviale del Seveso può diventare, seppure per tappe e secondo un preciso disegno, una realtà di rinascita ecologica per tutta la Città Metropolitana ed i Comuni a nord est della città.

Proponiamo quindi un confronto e una condivisione sulla base di una precisa proposta:

Sia realizzata la vasca di Lentate. Se una vasca deve essere proprio fatta, ebbene allora si proceda con quella di Lentate. E’ la più a monte, perciò la meno inquinata, si trova in un territorio meno congestionato, la sua realizzazione non ha riscontrato l’opposizione né della Amministrazione comunale né da parte della cittadinanza.

Si completi il raddoppio del canale scolmatore di Nord Ovest, un progetto per addurre le acque di piena del Seveso al Ticino. In parte già realizzato ma poi (giustamente!) bloccato, per via delle acque del Seveso, troppo sporche ed inquinate per essere immesse nel “Fiume Azzurro”. Questa opera di raddoppio renderebbe del tutto inutile la costruzione delle vasche di Senago con la fine dell’annoso contrasto tra i cittadini e l’Amministrazione Comunale. Della idraulica tradizionale, quella dei canali e delle aree golenali è certamente la tecnica più efficiente.

Si eviti la vasca di laminazione nel Parco Nord. Questa vasca, con i suoi 250,000 mc, è la più piccola di tutte, ma comporta la distruzione di un bosco con migliaia di alberi adulti e la cementificazione di 4 ettari di parco. Essa verrebbe realizzata, a poche decine di metri, dal più popoloso quartiere di Bresso e da diverse strutture sensibili, quali due scuole e un asilo nido.
Per evidenti buone ragioni questa vasca, che rappresenta solo un quinto dell’intero volume di Piano, può essere facilmente sostituita con l’applicazione della Invarianza Idraulica diffusa: 250 mila m3 di acqua piovana, da raccogliere in tempi e costi raffrontabili a quelli della costruzione della vasca di laminazione, nel territorio da Paderno a Milano, possono essere un obiettivo realistico, comprovato dalle realizzazioni di CAP e BrianzAcque.

Il Corona virus è servito a focalizzarci sulla necessità di rispettare l’ambiente e di mettere al primo posto la sicurezza e la salute pubblica e dei cittadini. Tracce di virus, o almeno del suo RNA, sono state rinvenute nei reflui fognari di Milano. Questo non vuol dire necessariamente che le
fogne siano state il veicolo della diffusione dell’epidemia. Come precisa l’Istituto Superiore di Sanità, non significa che questo rischio sia del tutto impensabile. In ogni caso, in una situazione così drammatica, in uno dei luoghi al mondo più colpiti dal virus, e di fronte alle incertezze e dubbi che la stessa scienza vive ed ammette.

• invocare il principio di “precauzione e di responsabilità” è così illogico?

• chiedere di non precipitare i tempi, di avere maggiori attenzioni e più rispetto per le preoccupazioni e le ansie dei cittadini, è tanto strano?

perché questa fretta? Agosto, nel nostro Paese, spesso è stato sinonimo di movimenti strani, di colpi di mano e di varie furfanterie. In questo agosto però, nessuno è distratto e con la testa in vacanza!
Ci sono troppi problemi e tante ansie: perché non proviamo ad evitarne qualcuno?
Ci sono troppi problemi e tante ansie: perché non proviamo ad evitarne qualcuno?

“ALBERI IN PERICOLO – TUTELA IL PARCO NORD – PROTEGGI LA TUA SALUTE”

Comunicato stampa 25 luglio 2020

Qualche giorno fa hanno cominciato a recintare l’area boschiva del Parco Nord tra Bruzzano, Niguarda e Bresso dove sorgerà il cantiere della vasca di laminazione per contenere le esondazioni del torrente Seveso.

Da molti anni cittadine e cittadini, comitati e associazioni denunciano come le vasche di laminazione non siano la soluzione adeguata e propongono concrete e praticabili alternative che comprendono: chiusura degli oltre 1400 scarichi abusivi e pulizia delle acque con conseguente potenziamento del canale scolmatore verso il Ticino, deimpermeabilizzazione delle sponde del del torrente e utilizzo di aree golenali per lo scarico di acque in eccesso. Con i cambiamenti climatici i fenomeni metereologici si fanno sempre più intensi e, proprio per questo motivo, serve una netta inversione di tendenza delle politiche ambientali condotte fino ad ora.

Bisogna aumentare il numero di piante ad alto fusto e ridurre le superfici cementificate; per questo motivo non possiamo tollerare il disboscamento di 4 ettari di Parco Nord per far spazio a un progetto obsoleto e molto costoso. Vogliamo tutelare l’ambiente, contribuire a mitigare il cambiamento climatico e tutelare la salute dei cittadini messa a repentaglio dalla qualità delle acque di uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa.

Per la difesa del suolo e del Parco ti aspettiamo GIOVEDI 30 luglio dalle 18,00 all’incrocio tra via Ornato, via Aldo Moro e via Del Regno Italico con cartelli e manifesti per una protesta determinata e colorata”.

Poi alle 18.15 ci si sposterà nel parco ai piedi della passerella (futura area di cantiere) con residenti caseggiati e bimbi scuole coinvolte.

MA DOVE E’ FINITA L’ACQUA DEL SEVESO?

Questa la domanda muta che due paperelle angosciate rivolgevano ai passanti che transitavano sul ponte del Seveso a Paderno, oggi alle 18,30. Ascoltandole con attenzione si percepiva anche un’altra frase del tipo ..” ma non vi vergognate?“ Vagli a spiegare che noi non c’entriamo . Forse ci sono dei lavori da fare sull’alveo del fiume a seguito del nubifragio di ieri. Forse, ma perché togliere tutta l’acqua, completamente.


Vagli a spiegare che a manovrare le paratie dello scolmatore di Palazzolo ci sono dei tecnici preposti che dovrebbero conoscere il loro lavoro.
Qual è la logica, nelle condizioni attuali di deviare completamente l’acqua del Seveso nello scolmatore, con il risultato di trasformare l’alveo del torrente in una autostrada sassosa a Palazzolo, Paderno, Cusano, Cormano, Bresso , in cui scaricare senza ritegno soltanto fognature? Perché non lasciare defluire almeno una portata minima di acqua da consentire l’esistenza , sia pure stentata, oltre che alle paperelle , anche ai pochi pesci che faticosamente tentano di sopravvivere ai continui scellerati attacchi dell’uomo? Le morie di pesci accadute e da noi denunciate ufficialmente il 9/4/2019 e 29/7/2019 non hanno evidentemente insegnato nulla. In quegli episodi i pesci erano morti per ipossia, cioè mancanza di ossigeno nell’acqua. In quegli episodi , un po’ di acqua nel Seveso c’era ed era, mischiata con i reflui fognari provenienti dagli sfiori della rete. E oggi, senza neanche una goccia d’acqua che sia una goccia, che fine possono aver fatto i pesci?
Va bene la forza della natura che tenta sempre di rigenerarsi e di riprendersi i suoi spazi, quelli che l’uomo gli ha sottratto e continua imperterrito a fare, ma a volte sembra proprio una battaglia persa. Sensibilità zero. Responsabilità zero. Non se ne può proprio più.

Non finisce qui.

I NUMERI PARLANO.

L’assessore Granelli in un suo post su facebook fornisce alcuni dati riferiti al livello delle acque del Seveso alle ore 4 della scorsa notte:

– a valle del Canale scolmatore a Palazzolo= 0.82 metri

– in via Ornato a Milano  = 2,65 metri

– in via Valfurva a Milano  = 3,07 metri

I numeri parlano e ci dicono che: se Milano Niguarda si allaga e a Palazzolo il livello del Seveso è di 0.82 mt, con le paratie del Canale Scolmatore di Nord Ovest quasi chiuse ( forse bloccate per l’accumulo di rami e sterpaglie?), non è l’acqua del Seveso il problema di Milano; e il livello registrato in via Ornato dipende dalla bomba d’acqua che si è scaricata ieri sera sul Nord Milano, a valle del canale scolmatore e dalla sconsiderata impermeabilizzazione di questo territorio che versa tutte le acque negli scarichi fognari, soprattutto quelli provenienti da Bresso e da Cinisello, che si immettono nel torrente in via Ornato, a ridosso del suo intombinamento.

I numeri ci dicono anche, che le vasche di laminazione previste a monte del CSNO, comprese le vasche di Senago, non sarebbero servite ad evitare l’allagamento di Niguarda della notte scorsa, e, considerate le dimensioni ridotte, anche la vasca prevista al Parco Nord di Bresso non avrebbe avuto alcuna efficacia. È il sistema fognario del Nord Milano che va in crisi, e per questo occorre orientare gli investimenti per risolvere questa criticità cronica : tramite una molteplicità di opere di invarianza e di mitigazione idraulica, occorre ridurre l’impermeabilizzazione del territorio, occorre disinquinare le acque e completare il raddoppio del Canale Scolmatore da Senago al Ticino, occorre avere tanta cura del bene più prezioso per l’uomo: l’acqua.

Si intervenga decisamente in queste direzioni anziché massacrare ancora il territorio e distruggere 4 ettari di un preziosissimo bosco nel Parco Nord! È assurdo gridare alla mancata realizzazione delle vasche di laminazione. È soprattutto assurdo e inaccettabile da chi è chiamato a governare con intelligenza e lungimiranza il territorio in cui viviamo.

LE VASCHE DI LAMINAZIONE NON SONO LA RISPOSTA GIUSTA PER LE ESONDAZIONI DEL SEVESO.

La realizzazione delle vasche di laminazione, pensate come risposta alle esondazioni del Seveso, sono una risposta banale e obsoleta ad una questione complessa. Una risposta, oltretutto, non risolutiva e dall’impatto ambientale pesantissimo.

Il Coordinamento per il Seveso pulito, formatosi recentemente, che mette insieme alcuni Circoli Legambiente, associazioni e comitati dei comuni rivieraschi maggiormente interessati, è mobilitato per promuovere a tutti i livelli una alternativa possibile alle vasche di laminazione. Una alternativa che pone l’accento su una serie di azioni che vanno attuate in sinergia le une con altre partendo da subito, senza perdite ulteriori di tempo.

L’appuntamento di sabato 8 febbraio sarà un momento di sottolineatura delle azioni alternative da mettere in campo a cui seguiranno eventi specifici di approfondimento e analisi sui seguenti aspetti:

-Verificare e chiudere gli scarichi abusivi. Operazione preliminare e fondamentale per risanare le acque e pulire il fiume Seveso. Occorre intensificare le azioni a tutti i livelli per raggiungere questo obiettivo possibile e inderogabile.

-Completare il raddoppio del canale scolmatore di Nord Ovest, oggi fermo a Senago, fino ad Abbiategrasso. Se le acque del Seveso sono pulite non ci saranno problemi per il Ticino a ricevere le acque del Seveso, in quantità maggiore di quella attuale, nel caso di emergenze.

-Applicare il principio dell’invarianza idraulica e creare vasche di prima pioggia lungo tutto il tratto del fiume Seveso o nelle sue adiacenze. L’acqua piovana non deve più essere convogliata nelle fognature aumentando così il volume delle acque del Seveso con il rischio che ne consegue e provocando inoltre i dannosi sfioramenti dei reflui fognari che finiscono ancora una volta nelle sue acque, inquinandole. L’acqua piovana deve essere invece raccolta in vasche di prima pioggia e successivamente rilasciata nel terreno. Ci sono già progetti concreti che vanno in questa direzione. L’invarianza idraulica, con tutte le sue coniugazioni   e ricadute positive, sarà il tema trattato in un convegno ad hoc in fase di preparazione che sarà il primo di una serie di appuntamenti pubblici sulle alternative alle vasche di laminazione.

-De-impermeabilizzare e rinaturalizzare le sponde del fiume Seveso, aumentando le superfici drenanti lungo il suo corso, in tutti i casi in cui questo sia oggi ancora possibile.

-Realizzare le aree golenali di Cermenate e del Canturino dove gli attuali livelli di antropizzazione a ridosso del fiume rendono ancora possibili questi interventi strategici e fondamentali per ridurre e contenere in modo naturale gli eventi di piena.

APPUNTAMENTO A MILANO

8 FEBBRAIO

IN VIA DE CASTILLIA NEL PARCO SOTTO IL BOSCO VERTICALE

DALLE ORE 10 ALLE 12,30