ECOMAFIA 2019. LE STORIE E I NUMERI DELLA CRIMINALITÀ AMBIENTALE IN ITALIA

Ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali. Ecco i settori prediletti dalla mano criminale.

Da Legambiente Nazionale:


4 LUGLIO 2019

Nel 2018 impennata dei reati nel ciclo del cemento e nell’agroalimentare.  In aumento anche quelli nel settore dei rifiuti e contro gli animali. Il business dell’ecomafia cresce ancora e raggiunge quota 16,6 miliardi di euro. 368 il numero dei clan censiti da Legambiente.

Campania in testa alla classifica regionale per numero di reati ambientali Napoli, Roma e Bari le province con il più alto numero di illeciti 100 le inchieste per corruzione rilevate dal 2018 allo scorso maggio in tutta Italia.

Buone notizie: si conferma la validità della legge sugli ecoreati. Nel 2018 usata per 1.108 volte e applicata in 88 casi di disastro ambientale. Archeomafie, recuperati oltre 43mila reperti archeologici.

 Legambiente: “Basta concentrarsi solo sulla presunta emergenza migranti: le vere minacce all’ambiente, alla salute e all’economia sana diventino priorità nell’agenda politica del Paese”.

Nella Penisola continua l’attacco di ecocriminali ed ecomafiosi nei confronti dell’ambiente: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali sono nel 2018 i settori prediletti dalla mano criminale che continua a fare super affari d’oro. A parlar chiaro sono anche quest’anno i dati di Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia raccolti da Legambiente nel suo report annuale dedicato alle illegalità ambientali. Nel 2018 cala, seppur di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente che passa dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati (più di 3,2 ogni ora) accertati lo scorso anno, soprattutto a causa della netta flessione, fortunatamente, degli incendi boschivi (-67% nel 2018) e in parte alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). Diminuiscono inoltre le persone denunciate – 35.104 contro le oltre 39mila del 2017 – così come quelle arrestate, 252 contro i 538 del 2017, e i sequestri effettuati – 10mila contro gli 11.027 del 2017. L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia. Videoclip Ecomafia 2019 

Sul fronte dei singoli illeciti ambientali, nel 2018 aumentano sia quelli legati al ciclo illegale dei rifiuti che si avvicinano alla soglia degli 8mila (quasi 22 al giorno) sia quelli del cemento selvaggio che nel 2018 registrano un’impennata toccando quota 6.578, con una crescita del +68% (contro i 3.908 reati del 2017). Un incremento che si spiega con una novità importante di questa edizione del rapporto Ecomafia: per la prima volta rientrano nel conteggio anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro, in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o missione di informazioni alla Pubblica amministrazione. Nel 2018 lievitano anche le illegalità nel settore agroalimentare, sono ben 44.795, quasi 123 al giorno, le infrazioni ai danni del Mady in Italy (contro le 37mila del 2017) e il fatturato illegale – solo considerando il valore dei prodotti sequestrati – tocca i 1,4 miliardi (con un aumento del 35,6% rispetto all’anno).

In leggera crescita anche i delitti contro gli animali e la fauna selvatica con 7291 reati – circa 20 al giorno – contro i 7mila del 2017. Come già detto, calano invece, grazie a condizioni meteoclimatiche sfavorevoli agli ecocriminali, gli incendi boschivi: un crollo da 6.550 del 2017 ai 2.034 del 2018. Da sottolineare che anche nel 2018 si conferma l’ottima performance della legge 68/2015 sugli ecoreati, che sin dall’inizio della sua entrata in vigore (giugno 2015) sta stando un contributo fondamentale nella lotta agli ecocriminali, con più di mille contestazioni solo nello scorso anno (come si dirà dopo) e un trend in costante crescita (+ 129%).

È quanto emerge in sintesi dal rapporto Ecomafia 2019Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, realizzato da Legambiente grazie anche alla collaborazione di molti soggetti – dalle Forze dell’ordine alle Capitanerie di porto, dalla Corte di Cassazione al Ministero della giustizia, da Ispra e Sistema nazionale protezione ambiente al Cresme, dalla Commissione Ecomafie all’Agenzia delle Dogane, solo per citarne alcuni. Il volume, edito da Edizioni Ambiente e realizzato con il sostegno di Cobat e Novamont, è stato presentato oggi a Roma alla presenza della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, del ministro dell’ambiente Sergio Costa, del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e di diversi esponenti del mondo istituzionale e politico.

“Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà, per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità. Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario, approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione. Per fortuna – aggiunge Ciafani – si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso voce e argomenti per denigrarla. Risultati che dovrebbero indurre a completare la riforma di civiltà inaugurata con la normativa sugli ecoreati: il nostro auspicio è che il Governo e il Parlamento invertano il prima possibile la rotta intrapresa e abbiano il coraggio di continuare il lavoro che nella scorsa legislatura ha visto approvare il maggior numero di norme ambientali di iniziativa parlamentare della storia repubblicana”.

La Legge 68/2015 sugli ecoreati: nella lotta alla criminalità ambientale, la legge sugli ecoreati continua ad avere un ruolo chiave, sia sul fronte repressivo sia su quello della prevenzione. Nel 2018 la legge è stata applicata dalle forze dell’ordine per 1.108 volte, più di tre al giorno, con una crescita pari a +129%. Come gli altri anni, la fattispecie dell’inquinamento ambientale è quella più applicata: 218 contestazioni, con una crescita del 55,7% rispetto all’anno precedente. Aumentano anche i casi di disastro ambientaleapplicato in 88 casi (più che triplicati rispetto all’anno precedente). Completano il quadro le 86contestazioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti, i 15 casi di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, i 6 delitti colposi contro l’ambiente, i 6 di impedimento al controllo e i 2 di omessa bonifica.

 Illegalità ambientali: Tornado ai dati Ecomafia 2019, nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), lo scorso anno si è concentrato quasi il 45% delle infrazioni, pari a 12.597. Anche quest’anno la Campania domina la classifica regionale delle illegalità ambientali con 3.862 illeciti (14,4% sul totale nazionale), seguita dalla Calabria (3.240) – che registra comunque il numero più alto di arresti, 35 –, la Puglia (2.854) e la Sicilia (2.641). La Toscana è, dopo il Lazio che ha registrato poco più di 2.000 reati, la seconda regione del Centro Italia per numero di reati (1.836), seguita dalla Lombardia, al settimo posto nazionale. La provincia con il numero più alto di illeciti si conferma Napoli (1.360), poi Roma (1.037), Bari (711), Palermo (671) e Avellino (667).

La Campania domina anche la classifica regionale delle illegalità nel ciclo del cemento con 1.169 infrazioni, davanti alla Calabria (789), Puglia (730), Lazio (514) e Sicilia (480). A livello provinciale, guidano la classifica Avellino e Napoli con rispettivamente 408 e 317 infrazioni accertate.

Il fenomeno dell’abusivismo edilizio, soprattutto al Sud, rimane una piaga per il Paese che nel 2018 è stato anche segnato dal vergognoso condono edilizio per Ischia. Anche in questa edizione di Ecomafia emerge che in Italia si continua a costruire abusivamente: secondo il Cresme, nel 2018 il tasso di abusivismo si aggira intorno al 16%, considerando sia le nuove costruzioni sia gli ampliamenti del patrimonio immobiliare esistente. Inoltre secondo i dati del report Abbatti l’abusi, dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio nazionale, al 2018, nel nostro paese è stato abbattuto solo il 19,6% degli immobili colpiti da un ordine di demolizione. Legambiente ricorda che il migliore deterrente contro i nuovi abusi sono le demolizioni.

Sul fronte del traffico illecito dei rifiuti, sono 459 le inchieste condotte e chiuse dalle forze dell’ordine dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019 utilizzando il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. Complessivamente sono state 90 le procure che si sono messe sulle tracce dei trafficanti, portando alla denuncia di 9.027 persone e all’arresto di 2.023, coinvolgendo 1.195 aziende e ben 46 stati esteri. Le tonnellate di rifiuti sequestrate sono state quasi 54 milioni. Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti ci sono i fanghi industriali e i rifiuti speciali contenenti materiali metallici.

La corruzione resta lo strumento principe, il più efficace, per aggirare le regole concepite per tutelare l’ambiente e maturare profitti illeciti. Dal 1° giugno 2018 al 31 maggio 2019 sono ben 100 le inchieste censite da Legambiente e che hanno visto impegnate 36 procure, capaci di denunciare 597 persone e arrestarne 395, eseguendo 143 sequestri. Se nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso se ne sono contate 43, che fanno il 43% sul totale, è il Lazio la regione con il numero più alto di inchieste, 23, seguita da Sicilia (21), Lombardia (12), Campania (9) e Calabria (8). Sempre nel 2018 sono inoltre 23 le Amministrazioni comunali sciolte per mafia, mentre nei primi cinque mesi del 2019 sono state ben 8: Careri (Reggio Calabria; sciolto una prima volta nel 2012), Pachino (Siracusa), San Cataldo (Caltanissetta), Mistretta (Messina), Palizzi (Reggio Calabria), Stilo (Reggio Calabria), Arzano (Napoli; al terzo scioglimento, dopo quelli del 2008 e del 2015) e dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.

Per quanto riguarda il settore delle archeomafie, lo scorso anno il racket legato alle opere d’arte e ai reperti archeologici ha avuto un andamento altalenante: cala per quanto riguarda i furti (-6,3%) rispetto all’anno precedente, ma il dato più importante è la contrazione dei sequestri effettuati (-77,8%) e quella degli oggetti recuperati (-41%). Considerevole il numero dei controlli, che sono stati 33.028, una media di oltre novanta al giorno. La regione più esposta all’aggressione dell’archeomafia è la Campania, con il 16,6% di opere d’arte rubate, mentre a svettare nel bilancio 2018 del “tesoro recuperato” ci sono i 43.021 reperti archeologici.

Altro fronte, è quello degli shopper illegali. Nell’ultimo anno e mezzo (2018 e primi cinque mesi del 2019), l’Agenzia delle dogane dei monopoli, in collaborazione con Guardia di finanza e Carabinieri, ha lavorato con campagne mirate per fermare i flussi illegali. Il risultato complessivo è stato: 6,4 milioni di borse di plastica illegali sequestrate al porto di La Spezia; 15 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Palermo; 18 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Trieste, solo per citare qualche numero.

Novità di questa edizione è, infine, uno specifico capitolo dedicato al mercato nero dei gas refrigeranti HFC, gas introdotti dal protocollo di Montreal in sostituzione di quelli messi al bando perché lesivi dello strato di ozono (ODS). Come emerge dall’analisi dell’EIA (Environmental Investigation Agency) e dal lavoro degli inquirenti dei paesi membri, una bella fetta di questo mercato internazionale (regolato da un complesso sistema di quote assegnate alle aziende produttrici) è completamente in nero, dove figura anche l’Italia

Le proposte: Nella lotta alle ecomafie e agli ecocriminali, per Legambiente è fondamentale mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68/2018. Tra le altre principali proposte avanzate oggi, l’associazione chiede che venga semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti; che vengano riconosciuti diritti propri anche agli animali inserendo la loro tutela in Costituzione e approvato il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno del Titolo VI bis del Codice penale – un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini. Per aumentare il livello qualitativo dei controlli pubblici serve approvare i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale. Sul fronte agroalimentare, l’associazione chiede che venga ripresa la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari per introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato. Inoltre chiede che l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni dovrebbe essere gratuito e davvero accessibile. Altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini. Infine Legambiente auspica che il Parlamento istituisca al più presto la Commissione d’inchiesta sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

Info su: http://noecomafia.it/

Video Ecomafia 2019:

https://www.dropbox.com/s/9cjtd2waihgd7g9/ecomafie_v07_MUSICA_LOGHI.mp4?dl=0

L’ufficio stampa di Legambiente: 349.6546593–347.4126421–339.3945428–0686268353-99

IL PALAZZO INAM, IL GOR E…. ANCORA CEMENTO NEI PARCHI.

Con la Delibera di Giunta n. 183 del 6/12/2018, è stato approvato “un progetto di fattibilità per lo spostamento delle sedi della protezione civile e del magazzino comunale presso aree e strutture del Centro sportivo di via Serra”. La motivazione è indicata in delibera:  “Dato atto che l’edificio comunale di via 2 Giugno, ove è collocata la sede del GOR, ha limiti tecnici e carenze manutentive che impediscono la possibilità di sviluppare in esso il servizio di protezione civile, dovendo così valutare necessario il trasferimento della sede della Protezione Civile locale nelle specifiche aree del centro sportivo comunale di via Serra, quale contesto più consono alle funzioni esercitate in coerenza col Piano di emergenza comunale di protezione civile di cui alla citata deliberazione consiliare n. 58 del 2016.”

Il costo totale previsto per il progetto approvato con la suddetta Delibera di Giunta, considerando le stime e quanto già pagato per gli studi fattibilità, è di circa 2.000.000 di euro.

L’intervento presso il Centro sportivo prevede la costruzione di manufatti realizzati in prefabbricati, la riduzione dell’area parcheggi e la ristrutturazione della ex “casa del guardiano” per trasformarla nella sede uffici del GOR locale.

Il 25/07/2018 è stata inaugurata la nuova sede della protezione civile metropolitana in via Reali a Cassina Amata; in quella occasione la vicesindaca di Città Metropolitana ha affermato: “Ora Paderno Dugnano ha un polo polifunzionale che garantirà maggiore sicurezza. Grazie a questo intervento si è potuto costituire un presidio sul territorio che permetterà un efficace coordinamento nella tutela della popolazione in caso di emergenze che dovessero interessare il territorio”. Ma questo polo polifunzionale non potrebbe quindi incorporare anche le attività del GOR locale? O almeno condividere una bella sede (ex casa cantoniera) e un parco automezzi con relativo deposito?

La realizzazione del progetto è in corso con i lavori di ristrutturazione della ex casa del custode, ma siamo proprio sicuri che siano state fatte le giuste e corrette valutazioni? Cosa ne sarà del Palazzo INAM? L’opzione di utilizzare, riadattare e migliorare i magazzini comunali di via S. Michele del Carso per trasferirvi la sede del GOR è stata presa seriamente in considerazione? Quali sono le ragioni per cui il GOR locale non può aderire al polo polifunzionale di Via Reali, la cui condivisione e sinergia potrebbero anche aumentare l’efficacia del servizio di protezione civile?

Ci sembrano domande legittime prima di spendere 2.000.000 di euro.  Il trasferimento del GOR in via Serra, con altro cemento (prefabbricato) nel Parco Toti è davvero una priorità?

04/07/2019

SNIA di Varedo, un “giacimento” di lungo termine…

I video, le foto e le narrazioni, disponibili in Internet, dell’area dismessa dello storico stabilimento sella SNIA di Varedo trasmettono un forte senso di degrado e il conseguente desiderio di un “principe azzurro munito di bacchetta magica” che ci proponga almeno un “rendering” di uno scenario diverso. Ad oggi la ricerca del “principe azzurro” è stata infruttuosa, anche l’ultimo tentativo di un “principe spagnolo” è naufragato e a luglio si rifarà l’asta per la vendita dell’area; nell’asta precedente (settembre 2017) il valore di aggiudicazione (alla società immobiliare spagnola PREDIUM) è stato di 1.200.000 Euro, cioè una miseria, visto che si tratta di circa 430.000 mq di superficie…

La globalizzazione, la crisi finanziaria e la saturazione dei mercati tradizionali sono probabilmente la causa della latitanza di “principi azzurri”, e visto il valore in gioco basterebbe anche un “piccolo principe”, ma non si trova. Questa grande area dismessa non ha alcun “valore” per i “principi” dell’economia lineare che governa il nostro modello di sviluppo.

Il “Report sul divario di circolarità” del Gennaio 2019 prodotto dalla Società di consulenza “Circle Economy” evidenzia i seguenti dati:

L’industria delle costruzioni vale circa il 50% del consumo mondiale di materie prime. Inoltre è responsabile per il 40% di emissioni di CO2 e del 36% per il consumo di energia. Indirizzare questi impatti attraverso uno sviluppo “circolare e neutro sul clima” diventa un aspetto cruciale.

Dagli anni 70’ l’utilizzo di risorse naturali è triplicato, passando dai 26,7 Gton a 84,4 Gton ogni anno, e secondo le previsioni si raggiungerà l’incredibile cifra di 175 Gton entro il 2050.

Ogni anno si utilizzano 92,8 Gton di materiali (37,8 Gton di minerali per edilizia+9.5 Gton di minerali per metalli+16.6 Gton di combustibili fossili+28.7 Gton di biomassa), di questi: 84,4 Gton sono estratti dalla litosfera e 8,4 Gton provengono dal riciclo: solo il 9,1% dell’economia mondiale è circolare e questo provoca un “divario di circolarità” enorme.

Tra il 1900 e il 2010 i materiali utilizzati in costruzioni e infrastrutture ammontano a 792 Gton ; definiti anche “giacimenti” a lungo termine.

Ogni anno si realizzano 36 Gton di nuovi “giacimenti” e se ne demoliscono 14.5 Gton, cioè, si aggiungono 21,5 Gton di “nuovi giacimenti”. Dei 14.5 Gton delle demolizioni solo una piccola parte (circa 1.4 Gton sul totale dei materiali riciclati di 8,4 Gton) viene recuperato”

(1 Gton è uguale a 1 miliardo di tonnellate)

Cioè, nel contesto dell’economia circolare la SNIA di Varedo ha un “valore” perché è un “giacimento” di materiali che può essere recuperato e riciclato, portando un importante beneficio alle politiche che siamo costretti a intraprendere per evitare un cambiamento climatico irreversibile del nostro pianeta e per salvaguardare l’utilizzo delle risorse primarie per le generazioni future.

Il “rendering” di questo scenario alternativo, che non richiede “principi azzurri”, potrebbe essere descritto in questo modo:

  • Un’istituzione pubblica (Comune di Varedo e/o Provincia di Monza e Brianza, e/o consorzio di Comuni) acquisisce all’asta di luglio il “giacimento”.
  • come per i “Piani Cave”, si individuano uno o più operatori interessati allo sfruttamento del “giacimento” per un numero di anni concordato, definendo con essi una convenzione sugli aspetti economici e sulle condizioni di ripristino dell’area a fine mandato.
  • considerando la dimensione e il rilievo ambientale di questo “opificio circolare” verranno ricercati fondi Europei e/o Nazionali per le opere infrastrutturali necessarie e per agevolare gli investimenti degli operatori coinvolti.
  • La “SNIA circolare” potrebbe diventare un sito di riferimento per la produzione di materiali da costruzione riciclati e potrebbe agevolare la circolarità dei numerosi “giacimenti” presenti nelle aree industriali dismesse del Nord Milano.

Alcune considerazioni sullo scenario proposto:

La soluzione “circolare” recupera anche i costi ambientali dei metodi tradizionali di demolizione e costruzione. Quante discariche e cave dovremmo aprire per seppellire le macerie della SNIA? quanti soldi ci costerebbero i trasporti e gli oneri per la discarica di queste macerie?

Occorre andare verso un utilizzo sempre maggiore di aggregati riciclati da Costruzioni & Demolizioni con strumenti di incentivazione normativa e strumenti di penalizzazione del ricorso alle discariche.

Per facilitare questo scenario, inserito a pieno titolo nel tema universale dell’emergenza climatica, la Regione Lombardia dovrebbe legiferare per estendere in modo consistente i C.A.M. (Criteri Ambientali Minimi) previsti per le opere delle Pubbliche Amministrazioni e per le infrastrutture ed inoltre estendere anche ai privati questi requisiti tramite i Regolamenti edilizi Comunali.

Va ricordato che il settore costruzioni in Italia utilizza solo il 10% di materie prime riciclate, mentre i Paesi del Nord Europa ne utilizzano il 90 %!

Una revisione sostanziale delle normative in vigore, nella direzione sopra auspicata, dovrebbe produrre anche un serio ripensamento del Piano Cave, oggi in fase di aggiornamento.

AT3 S2: un “controsenso”…

Il Piano di Governo del Territorio vigente del nostro Comune definisce come Ambito di Trasformazione n.3 il recupero dell’area dismessa ex Metalli Preziosi, come indicato nella figura seguente. Il “buonsenso” immagina che un progetto di trasformazione di questo ambito preveda la demolizione della struttura fatiscente, la bonifica dei terreni, il riciclaggio dei materiali demoliti e la ricostruzione di una nuova struttura produttiva che riduca l’impatto ambientale e aumenti in modo consistente il suolo libero.

AT3 S2

Pochi mesi dopo l’approvazione del PGT (2014) viene adottata dall’Amministrazione Comunale una proposta di Piano attuativo che prevede la suddivisione dell’AT3 in due sub ambiti :

AT3 S1 : riguarda l’area industriale dismessa

AT3 S2 : prevede la realizzazione di un nuovo capannone industriale sul suolo libero del comparto AT3 che confina con il muraglione della Rho-Monza e la struttura fatiscente della ex Metalli Preziosi, come indicato nel seguente disegno:

1di2

I lavori per la realizzazione di questa costruzione sono iniziati da poche settimane e il

nuovo “paesaggio” si delinea nell’immagine seguente:

3

                                                     

A nostro avviso siamo di fronte a un “controsenso” del termine “Ambito di trasformazione di un area dismessa” : l’area dismessa rimane intonsa e si consuma solo il poco suolo libero del comparto.

E’ anche un “controsenso logico” se si considera:

  • l’urgente necessità di mitigazioni ambientali per l’inquinamento prodotto dalla Rho- Monza.
  • l’urgente necessità di ridurre le aree cementificate per far fronte all’emergenza climatica.
  • il numero di capannoni sfitti e da ristrutturare presenti nel nostro Comune…

CORSO PON DI POTENZIAMENTO IN SCIENZE NATURALI APPLICATE: “SPERIMENTIAMO NEL MONDO CHE CI CIRCONDA”

La scuola S. Allende , da anni, si impegna per sviluppare negli alunni la sensibilità e il rispetto verso la natura e verso l’ambiente, con lo scopo di renderli “consapevoli” dell’importanza che riveste per l’uomo la presenza sulla terra di molteplici forme di vita, cioè l’importanza della diversità biologica.

Essere “consapevoli” permette ai nostri ragazzi di fare scelte giuste.

A conclusione del Corso PON di Scienze “Sperimentiamo nell’ambiente che ci circonda“, 

gli alunni corsisti della Scuola Secondaria Allende, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno,  hanno tenuto una conferenza dal titolo:

“La Terra dei fuochi: come l’uomo sta cambiando il clima”,

presso l’Auditorium della Biblioteca Tilane di Paderno Dugnano.

Era presente il Circolo Legambiente “Grugnotorto” di Paderno Dugnano.

Gli alunni corsisti sono stati premiati con un attestato e un libro a tema (Misteriosambiente) offerto dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente.

Questi i temi trattati nel corso della mattinata

                     –   La combustione: incendi civili e boschivi;

                     –   I combustibili moderni: i rifiuti;

                     –   Le diossine: l’incidente di Seveso del 10 luglio 1976;

                     –   Le emissioni scaldano il pianeta: l’effetto serra dell’Antropocene.

VIALE VILLA BAGATTI 2019

Anche quest’anno il Circolo Grugnotorto Legambiente ha voluto essere presente  alla tradizionale “ Villa Bagatti in Festa”.

Troppo forte il legame con questa straordinaria esperienza di recupero ambientale  di un’area che 30 anni fa era letteralmente una discarica a cielo aperto e che è stata restituita alla fruizione della collettività, grazie anche alla lungimiranza e impegno dei volontari di Legambiente.

Una testimonianza di come, mettendo insieme energie positive con obiettivi condivisi, esperienze come il Viale Bagatti si possano replicare, magari sotto altre forme e con altre modalità e di come sia importante il ruolo del volontariato.

L’album fotografico è un tuffo nel passato  (si era tutti molto giovani allora), ma vuole essere anche un trampolino di lancio per chi giovane è adesso. Il lavoro da fare non manca. Avanti ragazzi!

INUTILE CERCARE SCUSE !

A proposito della rinuncia di Bogani a partecipare ai confronti pubblici, abbiamo letto nei giorni scorsi alcune affermazioni che ci coinvolgono e che non possiamo ignorare.

Dopo aver avuto l’autorizzazione all’utilizzo della Sala Consiliare e la conferma della disponibilità del moderatore per la data del 8 maggio, Legambiente Paderno Dugnano invia il 28/3 un invito ai cinque candidati a sindaco, in quel momento conosciuti.

Casati, Giuranna e Gligora aderiscono prontamente. Bogani e Ghioni tacciono.

Lo scenario politico Padernese evolve con un’altra candidatura, quella di Simona Arosio, che appena diventa ufficiale, il 19/4 viene invitata anch’essa all’incontro pubblico. Invito accettato. Bogani e Ghioni tacciono ancora.

Dopo oltre un mese dall’invito, tre giorni prima dell’incontro, Bogani ci comunica “non sarò presente all’incontro da voi organizzato in quanto ho altri impegni legati alla campagna elettorale”. Il 7 maggio per “il Cittadino” è libero ed invece l’8 per Legambiente è occupato. Siamo stati sfortunati.

Il giorno prima dell’incontro anche Ghioni scrive che “non potrà essere presente per un impegno imprevisto”. Sarà presente invece al confronto de “Il Cittadino”. La sfortuna si accanisce. Pazienza, non abbiamo scelta, abbiamo i vincoli della sala e del moderatore. Dobbiamo andare avanti.

Legambiente ha fissato, quindi, fin dal 28/3 la data dell’incontro pubblico informando, come abbiamo detto, i candidati. “Il Cittadino” rende noto il 26/4 di aver organizzato il suo confronto per il giorno 7 maggio (proprio il giorno prima del nostro). Quindi chi afferma che “gli eventi programmati non si cambiano perché gli ambientalisti e Bucci (con cui Legambiente non ha rapporti) decidono di fare tre incontri in una settimana”, non sa di cosa parla, cioè parole in libertà.

All’esponente qualificata di centro destra che giustifica la fuga di Bogani dai confronti, affermando che “ha rifiutato i soliti confronti manipolati” ricordiamo che, per quanto ci riguarda, ai partecipanti all’incontro organizzato da Legambiente, sono state fornite preventivamente sei domande precise sulle questioni ambientali che sarebbero state oggetto dell’incontro. Inoltre, a fare da moderatore della serata è stato chiamato il Vice Presidente di Legambiente Lombardia. Tutto nella massima trasparenza e correttezza.
Attenzione, quindi, al termine “manipolati”.

Quanto allo sponsor leghista dell’ultim’ora che sbotta “Ancora confronti? I sei candidati sindaci hanno chiarito i rispettivi programmi con “il Cittadino”, facciamo notare che non ci sembra che nell’incontro citato siano stati affrontati esattamente i temi proposti da Legambiente. Peccato, quindi, non aver sentito su questi Bogani e Ghioni. Leggiamo, inoltre, che l’incontro de “Il Cittadino” sarebbe stato l’unico confronto
democratico”. Per favore, un po’ di serietà e di rispetto!

Quando poi si arriva a definire “gruppo di Giuranna” gli ambientalisti, i verdi etc. si cade nella superficialità.
Le questioni poste da Legambiente sulla maggiore attenzione a temi ambientali specifici sono rivolte a tutti.
TUTTI! Naturalmente chi si dimostra maggiormente sensibile è il benvenuto. Chi li condivide e li fa propri è doppiamente benvenuto. Chi invece usa strumentalmente l’argomento Ambiente, non è credibile. Un po’ di onestà intellettuale non farebbe male!

TRAFFICO, SMOG, OPERE INCOMPIUTE E MOBILITA’ INEFFICIENTE: QUINTO PRESIDIO DI PROTESTA DEI CIRCOLI DI LEGAMBIENTE

MARTEDI 4 GIUGNO 2019 ORE 8.00

CUSANO MILANINO, INCROCIO DI VIALE MARCONI E VIA SORMANI

Dopo i blitz a Cormano a marzo, Bollate ad aprile e Paderno Dugnano a inizio maggio e Novate Milanese lo scorso mercoledì, i circoli di Legambiente dell’area nord di Milano tornano a manifestare contro smog, traffico e opere incompiute, in particolare il completamento della S.P.119 tra Bollate, Senago e Paderno, un’arteria stradale che alleggerirebbe parte del traffico che attraversa Bollate e poi si scarica su Novate e Cormano. L’attenzione è posta anche sulle problematiche legate all’A52 (ex Rho-Monza), sulla proposta di realizzare un sistema di mobilità pubblica integrato nell’area metropolitana attraverso il biglietto unico e sulla necessità di valorizzare la mobilità dolce delle biciclette. A tal proposito per il quinto presidio che vuole testimoniare la preoccupazione dei quartieri, delle persone e delle comunità locali, è stato scelto un incrocio con la pista ciclabile. L’appuntamento è per martedì 4 giugno a Cusano Milanino per le ore 8, presso la rotonda all’incrocio di Viale Marconi e via Sormani (https://goo.gl/maps/g3cwvJF9K3fQDXx96 )

A questa nuova manifestazione saranno presenti i rappresentanti di Legambiente Lombardia e dei circoli di Cormano, Bollate, Paderno Dugnano e Cusano Milanino.

Ufficio stampa Legambiente Lombardia

Silvia Valenti

Tel. 02 87386480

Mob. 3498172191

GLI ESPOSTI DEL CODACONS SUI GIOCHI PERICOLOSI AL PARCO GADAMES

Per dovere di cronaca e di informazione pubblichiamo gli esposti inviati  da CODACONS alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti, sui giochi pericolosi presenti al parco Gadames fino a mercoledì 22 maggio, giorno in cui il Circolo Grugnotorto Legambiente ha scelto di avvolgere i medesimi con sacchi dell’immondizia  e nastro rosso e bianco, per salvaguardare la sicurezza dei bambini, dopo ripetute ed inutili segnalazioni effettuate.

Ringraziamo il CODACONS per averci trasmesso copia degli esposti e averci autorizzato alla loro pubblicazione.