Il "Fact Checking" di Legambiente Lombardia sulla diminuzione di inquinamento dell'aria

Milano, 20 marzo 2020                                                    Comunicato stampa

L’emergenza Covid-19 ha contribuito alla diminuzione di inquinanti nell’atmosfera?

Il fact checking di Legambiente su dati di Arpa Lombardia

 Scarica il dossier

Legambiente analizza i dati di  Arpa Lombardia che parlano di qualità dell’aria tra il 20 febbraio e il 19 marzo 2020: effettivamente si registra una diminuzione di inquinanti in tutta la regione, con un focus particolare sulla “Bassa” (Cremona, Lodi, Pavia e Mantova), dove la diminuzione è stata minore. Dati che gli ambientalisti si leggono facilmente: il traffico, è evidente, è una fonte di inquinamento determinante, ma anche la zootecnia lo è. Infatti, le zone in cui le centraline Arpa fanno comunque registrare alti livelli di inquinanti in atmosfera sono quelle dove è più diffusa l’attività zootecnica.

«Ci troviamo di fronte a circostanze che ci portano a vivere un’ inusuale “esperimento” di blocco del traffico – dice Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – e questo sta dimostrando come fossimo nel giusto: riducendo sensibilmente il traffico, infatti, gli effetti positivi sulla qualità dell’aria vengono registrati immediatamente. Questo deve farci pensare alla necessità, quando l’emergenza sarà alle spalle, di nuove politiche per la mobilità, che premino chi si muove in modo sostenibile o le aziende che favoriscono lo smart working. Perché una volta conclusa l’emergenza Covid-19, quella del clima è la sfida decisiva ci troveremo davanti. La qualità dell’ambiente è un valore irrinunciabile – conclude Meggetto – anche per la nostra sopravvivenza e per la nostra capacità di reagire a situazioni difficili e impreviste».

Nonostante la diminuzione di circa un terzo sulla media del periodo dell’inquinamento polveri sottili su tutto il territorio lombardo, però, resta il dato in controtendenza registrato dalle centraline della Bassa: un dato che dimostra come, oltre al traffico urbano, alle industrie e ai riscaldamenti, siano anche le attività di allevamento e il traffico pesante residuo, soprattutto quello autostradale, ad influire negativamente su quello che respiriamo.

IL DOSSIER

Riduzione di inquinanti (PM10) nel periodo di applicazione in Lombardia delle misure straordinarie legate all’epidemia di Covid-19.

Le misure progressivamente più severe di limitazione della mobilità e delle attività al fine di contenere il dilagare epidemico da Covid-19 hanno sicuramente portato a effetti benefici sulla qualità dell’aria in Pianura Padana, su cui però le comunicazioni sono state spesso discordanti e contraddittorie, ‘tirate’ per sostenere tesi sul maggiore o minor contributo inquinante della specifica fonte emissiva e spesso corroborate da suggestive immagini satellitari che ‘svelavano’ effetti di riduzione degli inquinanti che in realtà sono governati, se osservati per brevi periodi, in maniera prevalente dalla forzante meteorologica.

Per cercare di fare chiarezza, occorre valutare le variazioni su archi temporali sufficienti lunghi per ‘appiattire’ gli effetti legati alla variabilità meteo (elevata specialmente nelle fasi di successione stagionale, quale quella in corso), e operare un confronto con condizioni di periodi di calendario sovrapponibili in annate precedenti e recenti (per limitare il fattore di deriva legato ai trend emissivi, ovvero evitare il confronto con periodi in cui composizione e quantità delle emissioni erano fortemente diverse da quelle attuali). Abbiamo operato un confronto sui dati delle centraline ARPA Lombardia dei capoluoghi delle province lombarde, confrontando i dati raccolti nel periodo 20 febbraio-19 marzo 2020 con gli analoghi (19 febbraio-20 marzo, un giorno in più per tener conto dell’annualità bisestile) del 2017, 18 e 19.

Il dato che emerge è che in tutti i capoluoghi lombardi la qualità dell’aria, per l’indicatore PM10,snti, con livelli medi decisamente più alti (33-35 microg/mc) per i capoluoghi della ‘bassa zootecnica’

(CR, MN, LO), rispetto ai capoluoghi della fascia pedemontana (BG, VA, LC, SO, valori tra 19 e 28 microg/mc), ma in tutti i casi con dati medi del periodo ampiamente inferiori alla soglia di legge(40 microg/mc) per il dato medio annuo. La riduzione rispetto al dato medio del periodo è più forte per i capoluoghi pedemontani (-27 / -34%) rispetto a quella osservata per i capoluoghi della ‘bassa’ zootecnica ( -16 / -23%).

Si tratta di dati che hanno una forte coerenza rispetto a quanto si sarebbe potuto attendere con la riduzione del traffico legata alle misure di emergenza, oltre che con una moderata riduzione delle emissioni da riscaldamento domestico (incluso quello da combustione di legna o simili) legata prevalentemente alle temperature più miti della media stagionale lungo l’arco del periodo. Un modello visualmente efficace per correlare le fonti con l’entità delle emissioni è quello sviluppato da ARPA Emilia Romagna (fig) nell’ambito del progetto life PREPAIR, che mette in evidenza il ruolo oggi largamente prevalente del particolato di origine secondaria (cioè formato in atmosfera a partire da precursori), costituito da sali d’ammonio (solfati e nitrati), in cui l’ammoniaca gassosa che origina da emissioni di origine zootecnica reagisce con l’umidità atmosferica e i gas da emissioni di combustione (SOx e NOx) per dar luogo a microcristalli di sali sospesi.


Lo schema mostrato fornisce anche una spiegazione plausibile dei livelli più alti di polveri sottili (e dei minori abbassamenti) riscontrati nella ‘bassa zootecnica’, laddove non solo l’attività di allevamento si ritiene non significativamente interferita dall’emergenza covirus ma, anzi, in questo periodo dell’anno contribuisce maggiormente alle emissioni ammoniacali in quanto nei mesi di febbraio e marzo si effettuano gli spandimenti in campo di liquami e deiezioni impiegate come fertilizzanti per le semine primaverili. All’attività zootecnica, eccessivamente addensata nella bassa lombarda dove si concentra circa il 40% del patrimonio zootecnico nazionale, sono anche in gran parte ascrivibili molti dei superamenti delle soglie di legge, come quello riferito da ARPA Lombardia in data odierna (dati di ieri, 19 marzo)

Concludendo, dunque, le riduzioni di inquinamento da polveri sottili, fino ad un terzo in meno delle concentrazioni medie del periodo, riscontrate dall’inizio del periodo di emergenza Covid-19 sono coerentemente riferibili in prevalenza alla riduzione delle emissioni da traffico, sia leggero che pesante, e in minor misura alla riduzione delle emissioni da riscaldamento per ragioni in larga misura indipendenti dall’emergenza Covid (è plausibile che le utenze domestiche abbiano fatto maggior ricorso all’accensione dei riscaldamenti, pur con temperature esterne miti, ma è altrettanto vero che altre utenze, ad esempio le scuole, sono state disconnesse fin dall’inizio dell’emergenza). I dati in apparente controtendenza di superamento dei livelli soglia, rilevati in occasione di fasi meteorologiche con tempo stabile e alta pressione, sono interpretabili, in larga misura, come effetti delle emissioni derivanti dalla elevatissima concentrazione dell’attività di allevamento, in particolare nella fascia della Bassa Pianura, oltre che dalle altre fonti (in primo luogo industriali e da produzione energetica) e dal traffico pesante residuo, soprattutto autostradale.

Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Chiara Frangi
cell. 347 6592784
e-mail: ufficiostampa@legambientelombardia.it

CITTADINI PER L’ARIA – CAMPAGNA 2020

MONITORAGGIO delle CONCENTRAZIONI di NO2 a MILANO, ROMA e NAPOLI

Anche a Paderno Dugnano, dall’8 febbraio al 7 marzo 2020, le sentinelle ANTI-SMOG (Legambiente Paderno Dugnano – Circolo Grugnotorto) si attivano: un mese di monitoraggio per scoprire quanto è inquinata la nostra Aria. Sono stati posizionati 6 campionatori su balconi, cancelli e pali della luce in 6 luoghi diversi di Paderno. 

Dopo la rilevazione scopriremo così i dati di BIOSSIDO di AZOTO, gas inquinante che respiriamo tutti i giorni.  Questo per spingere le istituzioni ad accelerare interventi urgenti ed adeguati.

Inquinamento da polveri sottili. Non è allarmismo, è preoccupante realtà quotidiana.

Assemblea Pubblica all’aperto sabato 18/1 dalle ore 10 alle 12.30  al capolinea della metro M3 Comasina, in via Comasina Milano.

 I Circoli Legambiente di Bollate, Novate Milanese, Cormano, Paderno Dugnano, Cusano Milanino e Cinisello Balsamo insieme a Legambiente Lombardia hanno deciso di convocare il popolo inquinato, gli amministratori locali, i giornalisti per discutere di mobilità, inquinamento e infrastrutture.

Dopo i numerosi presidi su questo tema, effettuati nel corso dell’anno scorso, un nuovo e importante appuntamento per tenere alta l’attenzione sulle azioni da fare rapidamente. Non si possono più tollerare ritardi come quello della riqualifica della Rho Monza, saranno sette anni in base alle ultime indicazioni! La Regione ha la partecipazione di maggioranza nella Società Milano Serravalle e quindi anche una responsabilità nelle conseguenze che questo ritardo comporta quotidianamente in termini di inquinamento e traffico congestionato. Il nuovo cronoprogramma deve essere reso pubblico, controllato e rispettato, anche per consentire di partire al più presto con le mitigazioni ambientali, indispensabili a contenere i veleni da inquinamento. La realizzazione della tramvia Milano Limbiate va accelerata rispetto alla data prevista del 2025. Se ne parla da troppi anni ormai. Occorre porre rimedio al degrado delle strade di collegamento   Milano -Meda e Comasina. Tra le priorità anche il potenziamento delle piste ciclabili ed il miglioramento del trasporto pubblico lungo l’asse Est-Ovest.

Invitiamo tutti i cittadini a dare sostegno a questa iniziativa partecipando numerosi a questo appuntamento.

CONCLUSA COP25 MADRID

Riprendiamo da LEGAMBIENTE Nazionale

Roma, 15 dicembre 2019                                                          Comunicato Stampa                                                                         

Conclusa  COP25 di Madrid 

Legambiente: “A Madrid nessuna risposta concreta dei governi alla grande mobilitazione dei cittadini 

per fronteggiare l’emergenza climatica.  I prossimi anni saranno cruciali. L’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030”

“A Madrid ai governi è  mancato il coraggio di rispondere con impegni concreti ai milioni di cittadini, soprattutto giovani, scesi nelle piazze di tutto il mondo per chiedere un’azione forte e immediata per fronteggiare l’emergenza climatica. L’assenza di una forte leadership dell’Europa non ha consentito un accordo tra le maggiori economie del pianeta per aumentare entro il 2020 gli attuali impegni di riduzione delle emissioni al 2030, in coerenza con la soglia critica di 1.5°C prevista dall’Accordo di Parigi. I prossimi mesi saranno cruciali. L’emergenza climatica non consente ulteriori rinvii. L’Europa deve subito avviare il processo di revisione degli attuali impegni di riduzione al 2030. La Commissione entro la primavera del 2020 deve presentare la proposta di aumento dell’obiettivo al 2030, in modo che i governi  possano raggiungere un accordo non oltre il Consiglio Europeo di giugno 2020. Solo così l’Europa può arrivare al Vertice Ue-Cina, in programma il prossimo settembre a Lipsia e per la prima volta a livello di capi di stato e di governo, con una proposta in grado di spingere la Cina a sottoscrivere un accordo ambizioso in vista della COP26 di Glasgow, così  Edoardo Zanchini vicepresidente  di Legambiente, che ha seguito  in questi giorni  da Madrid il vertice sul clima, commenta  la conclusione  della COP25. 

Per quanto riguarda la COP25, Legambiente sottolinea che i pochi passi in avanti sono stati fatti sulla revisione del sistema di aiuti (Warsaw International Mechanism for Loss and Damage – WIM) per le comunità dei paesi poveri colpite da disastri climatici. Nessun impegno chiaro dei Paesi industrializzati a mettere a disposizione di queste comunità le risorse necessarie (almeno 50 miliardi di dollari entro il 2022) per una rapida ricostruzione e ripresa economica dei territori colpiti, evitando così anche il preoccupante aumento dei profughi climatici. Risorse queste aggiuntive ai 100 miliardi di dollari l’anno per il sostegno alle azioni di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici, già previsti per il 2020 e da estendere al 2025 in attesa della revisione complessiva del sistema di aiuti. Inoltre, non è stato raggiunto l’accordo sulle linee-guida riguardanti il ricorso ai meccanismi di mercato previsti dall’Accordo di Parigi. Rimangono forti divisioni, in particolare per quanto riguarda il phasing-out dei meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto e l’introduzione di criteri stringenti per evitare qualsiasi forma di “doppio conteggio” delle riduzioni di emissioni, in modo da garantire la necessaria ambizione ed integrità ambientale di tutti i meccanismi di mercato, nel pieno rispetto dei diritti umani.

“Per fronteggiare l’emergenza climatica – aggiunge da Madrid Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente – si deve andare ben oltre il 55% già proposto da diversi governi europei, dall’Europarlamento e dalla Presidente della nuova Commissione Ursula van der Leyen. L’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, in coerenza con le indicazioni del recente Emissions Gap Report delle Nazioni Unite. Secondo il rapporto, per contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C, dal 2020 al 2030 le emissioni dovranno essere ridotte del 7.6% l’anno. Si tratta di un drastico cambio di passo se paragonato al trend attuale. In Europa, ad esempio, negli ultimi cinque anni le emissioni sono diminuite appena dello 0.25% annuo. L’Europa potrà così non solo contribuire al successo di Glasgow, ma soprattutto creare le necessarie condizioni politiche per accelerare la decarbonizzazione della nostra economia e dare gambe ad un vero Green New Deal Europeo”.

Per Legambiente in questo modo sarà possibile affrontare con determinazione l’emergenza climatica, accrescere la competitività della nostra economia, creare nuovi posti di lavoro e mettere in campo un’Europa leader nella transizione verso un’economia globale libera da fonti fossili, circolare e a zero emissioni. 

L’ufficio  stampa di Legambiente: 3496546593

Vai all’articolo originale

PREMIO VOLONTARIATO 2019: LEGAMBIENTE PREMIATA NELLA SEZIONE AMBIENTE

  • Prima edizione del Premio al volontariato 2019

Legambiente tra le quattro associazioni premiate ieri al Senato dalla Presidente Casellati

 Il presidente dell’associazione Stefano Ciafani: “Orgogliosi di ricevere questo premio per i nostri 100mila volontari impegnati in tutto il Paese”

Legambiente, insieme a Cometa, Avsi e Lega del Filo d’oro, è tra le quattro associazioni che sono state premiate ieri  al Senato dalla Presidente Elisabetta Casellati nell’ambito della prima edizione del Premio al volontariato 2019. L’associazione ambientalista è stata premiata nella sezione ambiente con la seguente motivazione: per l’impegno profuso nella sensibilizzazione alle tematiche ambientali attraverso attività di educazione, formazione e partecipazione attiva in progetti concreti e diffusi capillarmente sul territorio.

“Siamo orgogliosi e felici di ricevere oggi questo premio dal Presidente del Senato Elisabetta Casellati. L’Italia – dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – non è solo il Belpaese dei beni culturali, delle bellezze paesaggistiche, del made in Italy dell’agroalimentare e dell’industria innovativa, ma anche il Belpaese che vede ogni giorno milioni di volontari impegnarsi in prima persona, spesso in silenzio ma con grande energia, passione e determinazione, per rendere più bello, pulito, accogliente e giusto il nostro Paese. Le associazioni e le Ong sono un patrimonio inestimabile che va curato e coccolato e non osteggiato e il premio che ha istituito il Senato della Repubblica va giustamente in questa direzione. Il volontariato ambientale è un ingrediente fondamentale per prendersi cura del territorio, rafforzando quel senso di comunità che è condizione indispensabile per sentirsene responsabili. È questo concetto – continua Ciafani – è uno dei motori della nostra associazione che da ben 39 anni è attiva su tutto il territorio con iniziative e campagne di cittadinanza attiva e volontariato ambientale, richiamando ogni anno volontari dal Nord al Sud della Penisola come dimostra il successo consolidato di campagne storiche come Puliamo il mondo o Spiagge e Fondali puliti o di progetti come VolontariXNatura, pensato per coinvolgere in modo attivo le nuove generazioni nella tutela dell’ambiente. Ma Legambiente è anche in prima linea nelle attività di citizen science, di informazione e sensibilizzazione sui temi ambientali, nel realizzare puntuali monitoraggi scientifici come accade con Goletta Verde, Goletta dei Laghi e il Treno Verde, ed ha squadre di protezione civile specializzate nella salvaguardia del patrimonio artistico con volontari che hanno contribuito a portare assistenza e solidarietà alla popolazione e sono intervenuti, oltre che nei luoghi colpiti dai terremoti del Molise e l’Aquila, anche in quelli feriti nel 2016 dal sisma del Centro Italia lavorando senza sosta per la messa in sicurezza dei beni culturali e sono stati ribattezzati ‘gli angeli dell’arte’. La nostra capacità di mobilitazione è solida, capillare, unica e preziosa ed è l’elemento che ha fatto crescere l’associazione, la sua credibilità e la sua base associativa grazie alla sua rete territoriale composta da regionali e circoli, e dedichiamo questo importante premio ai nostri 100mila volontari impegnati in tutto il Paese”.

“Oggi più che mai – conclude Ciafani – il volontariato ambientale insieme al coinvolgimento dei giovani, che con Greta Thunberg stanno chiedendo ai grandi della Terra azioni concrete per il clima, è un elemento indispensabile per far crescere e migliorare il Paese che deve ascoltare e coinvolgere sempre di più il mondo associativo del terzo settore e i tanti volontari che si rimboccano le maniche. Di questo tema parleremo anche al nostro XI Congresso nazionale, dal titolo Il tempo del Coraggio, in programma dal 22 al 24 novembre a Napoli, dove insieme a oltre 800 delegati ed ospiti esterni affronteremo e discuteremo  di cinque temi chiave: clima ed energia, partecipazione dei giovani, la lotta alle disuguaglianze e alle ecomafie, l’importanza dell’economia civile e circolare”.

Plastica, alberi e bellezza.

All’interno del Progetto D(I)RITTI AL FUTUROChora -associazione culturale milanese per la tutela e valorizzazione del paesaggio e dei beni culturali- ha il piacere di invitare i cittadini  ad una  serata all’insegna della cultura, dell’ambiente e della partecipazione

Il programma:

– ore 21: proiezione del documentario “PLASTIC RIVER“, vincitore di diversi festival tra cui Atlanta e Roma;

Plastic River è un documentario incentrato sull’impegno annuale di un ragazzo milanese, che a bordo del suo kayak risale i laghi e fiumi lombardi ripulendoli dai sempre più frequenti rifiuti di plastica.
L’ intento in questo viaggio è quello di valorizzare la bellezza dei luoghi presentandola in antitesi agli scorci di degrado che il problema plastica e il disimpegno ambientale hanno contribuito a creare, stimolando una presa di coscienza dello spettatore”.

 – ore 21.30: discussione con il regista Manuel Camia Filmaker, sul tema inquinamento da plastica nella Regione Lombardia e introduzione al nuovo progetto “MONTAGNE DI PLASTICA” insieme ai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano.

– ore 22: Presentazione del libro “GUARDALI. IL MIO VIAGGIO TRA RADICI E CIELO,” ad opera del fotografo Gianni Biffi, nel quale i testi poetici di Chiara Lopresti accompagnano le immagini suggestive ma realissime, creando ritmo e armonia. A questo volume è legata la proposta di un concorso rivolto alle scuole del territorio.

Appuntamento 6/11 – Area Metropolis 2.0- Via Oslavia 8- Paderno Dugnano

Ingresso libero

PULIAMO IL MONDO 2019

L’edizione di Puliamo il Mondo  ha avuto quest’anno l’adesione ufficiale del Comune di Paderno Dugnano  che ha concesso anche il Patrocinio della manifestazione.

Nei giorni che hanno preceduto la biciclettata per il Seveso pulito del 22 settembre scorso, i volontari di Legambiente Paderno Dugnano, del Circolo La Meridiana e della Cooperativa 2 Punti a capo, con la presenza anche dell’assessore all’ambiente Giovanni Giuranna, hanno effettuato interventi di pulizia, in chiave educativa e di sensibilizzazione,   nei parchi Cappellini, De Marchi e Falcone e Borsellino.

Le iniziative sono poi proseguite anche nei giorni scorsi, con gli alunni di alcune classi della scuola “G. Mazzini” che, con il sostegno dei rispettivi insegnanti, hanno voluto testimoniare il loro impegno per la difesa dell’ambiente e della sua bellezza, prendendosi cura degli spazi verdi annessi alle scuole , oltre che di alcune aree del parco Toti. L’entusiasmo manifestato dai ragazzi in queste azioni è un elemento di conforto e speranza per il futuro.

 L’attività che il Circolo Grugnotorto Legambiente  svolge  da sempre con le scuole , in collaborazione con l’Ufficio Scuola Comunale e le direzioni scolastiche, si esprime  anche con altre forme di educazione ambientale, alcune delle quali, quest’anno, sono state inserite nel  Piano del diritto allo studio 2019/2020. Seguiremo l’evolversi  di questi progetti e li racconteremo.

Puliamo il Mondo-Puliamo il Seveso 2019

Puliamo il Mondo è  l’appuntamento annuale, nella versione italiana, di CLEAN UP THE WORD, organizzato a livello nazionale da Legambiente, in collaborazione con Amministrazioni cittadine, associazioni, comitati e imprese.

Quest’anno alcuni Circoli di Legambiente (Paderno Dugnano, Bollate, Cusano M., Cormano, Seveso ), d’intesa con  comitati e associazioni (  Circolo Eco-Culturale La Meridiana,  associazione Fiume Vivo di Cesano Maderno , Comitato No vasche Senago, Comitato No vasca Bresso, Osservatorio  Mameli, Rinnovamento Democratico Senago, Associazione Amici del Parco Nord, Consulta Associazioni del Parco Nord, Comitato Torrente Seveso) , hanno scelto di riproporre all’attenzione generale il tema scottante  delle condizioni in cui versa il Fiume Seveso, con le problematiche ad esso connesse,  ponendo l’accento su alcuni aspetti fondamentali  che  stanno alla base di un processo di recupero ambientale non più rinviabile e  da cui scaturiscono proposte che mettono al primo posto, oltre che la sicurezza, anche la salute.

  1. Risanare e pulire il Fiume Seveso. Questo dovrebbe essere il prerequisito fondamentale, prima di affrontare qualsiasi altro approccio al problema delle esondazioni. Occorre quindi farsi carico concretamente del problema rappresentato dai 1420 scarichi abusivi, individuati nel 2014 dalla Procura di Milano, a seguito di una indagine della Polizia Provinciale.  L’apporto di questi scarichi abusivi equivale al 20% delle acque complessive. Inoltre occorre una verifica della efficienza dei depuratori attualmente funzionanti e un loro eventuale adeguamento.
  2. Completare il raddoppio del canale scolmatore di Nord Ovest ((attualmente fermo a Senago) proseguendo fino ad Abbiategrasso, cioè alla confluenza con il deviatore dell’Olona. Se le acque sono pulite, il Bacino del Ticino non avrà più problemi a ricevere quelle del canale scolmatore con portata raddoppiata rispetto a quella attuale. Un’azione questa che farebbe venir meno la necessità di realizzare le vasche di laminazione a Senago.

Le recenti notizie di stampa che danno invece ormai prossima l’apertura dei cantieri per la loro realizzazione, non fa venir meno in ogni modo la necessità che vengano attuate azioni radicali di pulizia delle acque,  per evitare pericolosi contatti con la falda acquifera ed il ristagno di liquami fognari e tossici.

Applicare la legge regionale n° 4 del 2016 sull’invarianza idraulica, con riferimento anche, dove possibile, alle situazioni pregresse. Due recenti Delibere della Giunta Regionale, in osservanza dei contratti di Fiume,  vanno in questa direzione e prevedono tra le altre cose la  disconnessione dalla rete fognaria delle acque meteoriche del parcheggio di via Europa nel Comune di Varedo  e la disconnessione dalla rete fognaria delle acque meteoriche del parcheggio del cimitero nel Comune di Lentate sul Seveso . La riduzione del carico delle acque di pioggia sul sistema fognario, oltre che avere un effetto molto importante, se non decisivo, sulla diminuzione del pericolo esondazione, eliminerà anche il problema, ripetuto, degli sfioratori che, in presenza di eventi temporaleschi intensi, riversano nel fiume Seveso reflui fognari.

3. De-impermeabilizzare e rinaturalizzare le sponde del Seveso con riferimento al Piano Territoriale d’area -legge reg. 12/2005. In questo processo virtuoso va inserito lo studio per realizzare piccole/medie vasche di volano (non di laminazione) lungo tutta l’asta del fiume.

4. Realizzare senza ulteriori indugi le aree golenali di Cermenate e del Canturino.

La manifestazione di quest’anno che, nel nostro caso, si chiamerà Puliamo il Mondo-Puliamo il Seveso, avrà luogo domenica 22 settembre.  Vedrà il coinvolgimento di associazioni e comitati dei comuni attraversati dal Fiume Seveso e cioè Barlassina, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago, Varedo, Paderno Dugnano, Cusano Milanino, Cormano, Bresso e Milano-Niguarda, oltre che di Bollate e Senago.

I partecipanti all’iniziativa percorreranno in bicicletta il tragitto, regolarmente autorizzato che, con partenza da Barlassina, attraverserà i Comuni dell’asta del Seveso da nord a sud   e si concluderà davanti al Palazzo della Regione Lombardia.

L’iniziativa sopra descritta sarà preceduta da interventi, in funzione educativa, di pulizia e rimozione di eventuali rifiuti abbandonati  in alcuni parchi cittadini, come indicato in dettaglio nel volantino presente su questo sito.

L’evento Puliamo il Mondo-Puliamo il Seveso 2019 ha l’adesione e il  patrocinio del Comune di Paderno Dugnano.

Per ulteriori informazioni ed iscriverti alla biciclettata clicca qui

INDICAZIONI GENERALI DI COMPORTAMENTO

  1. I ciclisti devono stare rigorosamente in fila indiana
  2. Sono vietati i sorpassi
  3. E’ assolutamente vietato anticipare la coppia di staffette apripista
  4. I genitori sono responsabili del comportamento e della sicurezza dei loro figli
  5. Chi avesse problemi a procedere (forature, problemi meccanici o piccoli traumi) deve mettersi di lato per permettere a chi segue di procedere regolarmente.
  6. Si deve fermare di lato solo chi ha problemi, se è un minore anche i suoi genitori, gli altri devono procedere regolarmente
  7. Dotarsi di una mappa del percorso con i punti di ritrovo di ciascun tratto
  8. I bambini al di sotto di 7 anni viaggeranno sulla bicicletta del genitore.
  9. Ogni partecipante deve provvedere al fabbisogno personale di acqua.
  10. E’ consigliato l’uso del casco

Per eventuali riparazioni ai mezzi meccanici, oltre ai volontari presenti tra i partecipanti alla biciclettata, sarà a nostro supporto anche Ciclofficina Contromano.

MORIA DI PESCI NEL SEVESO – I RISCONTRI DI INDAGINE.

Avevamo un problema in sospeso che riguardava la moria di pesci, verificatasi nel Seveso, lo scorso 6 aprile  https://legambientepadernodugnano.wordpress.com/2019/04/09/moria-di-pesci-nel-seveso/

Dal Distretto Veterinario Rho e Nord Milano abbiamo ricevuto comunicazione che il reperto di laboratorio, relativo agli esami compiuti sui pesci ( barbi,  ghiozzi,  alborelle,  cavedani,  triotti,  savette)  “ non ha rilevato non conformità di natura batteriologica, virologica e anatomopatologica”.

Questa prima indagine effettuata sui pesci non ne spiegava però la morte.

Abbiamo proceduto quindi con un accesso agli atti presso Arpa Lombardia per approfondire.

In sintesi le posizioni degli enti coinvolti:

-Nel report dell’intervento del 6 aprile, la Guardia Ambientale verbalizza una situazione a Paderno di poca acqua, di moria di pesci e colorazione nero violacea dell’acqua con forte odore di fogna,  con l’aggiunta che a Cusano l’acqua era maggiore , sempre violacea e con pesci boccheggianti.

Ami Acque-Cap Holding dichiara di aver “ riscontrato uno sfioro attivo sul collettore di Bovisio Masciago e che, dopo l’intervento con autospurgo, lo sfioro è cessato. Il refluo sfiorato non presenta alcuna colorazione violacea”.

Arpa- Dipartimento di Milano ci ha inviato una relazione molto articolata che ripercorre e analizza le varie fasi e i contributi forniti dai soggetti interessati. La relazione si conclude con l’affermazione “l’anomalia riscontrata nei giorni 6/7 aprile è presumibilmente riconducibile al problema tecnico, tempestivamente risolto, riscontrato da Ami Acque presso lo sfioro n° 1375 a Bovisio Masciago”. Per questa ragione, nel caso in esame “si è deciso di non procedere al campionamento dell’acqua con riserva di procedere successivamente in caso di aggiornamento sull’origine del fenomeno”.

Nei giorni scorsi il Distretto Veterinario di Rho e Nord Milano ci ha inviato, a conclusione di quanto di loro competenza, un ulteriore reperto di analisi che ha escluso la presenza di carbammati (insetticidi) e pesticidi fosforati e clorurati.

Proviamo a tirare qualche conclusione:

-Arpa ha archiviato l’episodio imputando, presumibilmente, la moria dei pesci al problema tecnico dello sfioratore e quindi ai reflui fognari finiti nel Seveso.

-L’esame effettuato sui pesci e trasmessoci dal Distretto Veterinario di Rho e Nord Milano ha però escluso non conformità di natura batteriologica, quindi i pesci non son morti a causa dei reflui fognari.

-Le ultime analisi hanno escluso la presenza di insetticidi e pesticidi.

-La presenza nel Seveso di acqua nero violacea, verbalizzata da tutti i soggetti coinvolti nella vicenda, non è stata indagata.

Il 16 giugno e all’inizio di luglio si sono verificati altri due episodi (sia pure di minor impatto del precedente) di pesci morti nelle acque del Seveso e i dati appena esposti non aiutano a fare chiarezza e a comprenderne le cause.

Tutti i casi considerati si sono verificati dopo eventi di pioggia. C’è una relazione? Forse la poca acqua presente nel Seveso, negli episodi considerati, dipende dall’intervento del deviatore nel canale scolmatore, attivato in presenza di piogge? Potrebbe essere che i pesci muoiono per la poca acqua in cui, in alcune situazioni, si vengono a trovare?  Poca ossigenazione? Però resta senza risposta una domanda fondamentale: cos’era quel liquido nero violaceo?

Abbiamo scritto ad Arpa Lombardia -Dipartimento di Milano e restiamo in attesa di riscontro.

ECOMAFIA 2019. LE STORIE E I NUMERI DELLA CRIMINALITÀ AMBIENTALE IN ITALIA

Ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali. Ecco i settori prediletti dalla mano criminale.

Da Legambiente Nazionale:


4 LUGLIO 2019

Nel 2018 impennata dei reati nel ciclo del cemento e nell’agroalimentare.  In aumento anche quelli nel settore dei rifiuti e contro gli animali. Il business dell’ecomafia cresce ancora e raggiunge quota 16,6 miliardi di euro. 368 il numero dei clan censiti da Legambiente.

Campania in testa alla classifica regionale per numero di reati ambientali Napoli, Roma e Bari le province con il più alto numero di illeciti 100 le inchieste per corruzione rilevate dal 2018 allo scorso maggio in tutta Italia.

Buone notizie: si conferma la validità della legge sugli ecoreati. Nel 2018 usata per 1.108 volte e applicata in 88 casi di disastro ambientale. Archeomafie, recuperati oltre 43mila reperti archeologici.

 Legambiente: “Basta concentrarsi solo sulla presunta emergenza migranti: le vere minacce all’ambiente, alla salute e all’economia sana diventino priorità nell’agenda politica del Paese”.

Nella Penisola continua l’attacco di ecocriminali ed ecomafiosi nei confronti dell’ambiente: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali sono nel 2018 i settori prediletti dalla mano criminale che continua a fare super affari d’oro. A parlar chiaro sono anche quest’anno i dati di Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia raccolti da Legambiente nel suo report annuale dedicato alle illegalità ambientali. Nel 2018 cala, seppur di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente che passa dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati (più di 3,2 ogni ora) accertati lo scorso anno, soprattutto a causa della netta flessione, fortunatamente, degli incendi boschivi (-67% nel 2018) e in parte alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). Diminuiscono inoltre le persone denunciate – 35.104 contro le oltre 39mila del 2017 – così come quelle arrestate, 252 contro i 538 del 2017, e i sequestri effettuati – 10mila contro gli 11.027 del 2017. L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia. Videoclip Ecomafia 2019 

Sul fronte dei singoli illeciti ambientali, nel 2018 aumentano sia quelli legati al ciclo illegale dei rifiuti che si avvicinano alla soglia degli 8mila (quasi 22 al giorno) sia quelli del cemento selvaggio che nel 2018 registrano un’impennata toccando quota 6.578, con una crescita del +68% (contro i 3.908 reati del 2017). Un incremento che si spiega con una novità importante di questa edizione del rapporto Ecomafia: per la prima volta rientrano nel conteggio anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro, in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o missione di informazioni alla Pubblica amministrazione. Nel 2018 lievitano anche le illegalità nel settore agroalimentare, sono ben 44.795, quasi 123 al giorno, le infrazioni ai danni del Mady in Italy (contro le 37mila del 2017) e il fatturato illegale – solo considerando il valore dei prodotti sequestrati – tocca i 1,4 miliardi (con un aumento del 35,6% rispetto all’anno).

In leggera crescita anche i delitti contro gli animali e la fauna selvatica con 7291 reati – circa 20 al giorno – contro i 7mila del 2017. Come già detto, calano invece, grazie a condizioni meteoclimatiche sfavorevoli agli ecocriminali, gli incendi boschivi: un crollo da 6.550 del 2017 ai 2.034 del 2018. Da sottolineare che anche nel 2018 si conferma l’ottima performance della legge 68/2015 sugli ecoreati, che sin dall’inizio della sua entrata in vigore (giugno 2015) sta stando un contributo fondamentale nella lotta agli ecocriminali, con più di mille contestazioni solo nello scorso anno (come si dirà dopo) e un trend in costante crescita (+ 129%).

È quanto emerge in sintesi dal rapporto Ecomafia 2019Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, realizzato da Legambiente grazie anche alla collaborazione di molti soggetti – dalle Forze dell’ordine alle Capitanerie di porto, dalla Corte di Cassazione al Ministero della giustizia, da Ispra e Sistema nazionale protezione ambiente al Cresme, dalla Commissione Ecomafie all’Agenzia delle Dogane, solo per citarne alcuni. Il volume, edito da Edizioni Ambiente e realizzato con il sostegno di Cobat e Novamont, è stato presentato oggi a Roma alla presenza della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, del ministro dell’ambiente Sergio Costa, del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e di diversi esponenti del mondo istituzionale e politico.

“Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà, per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità. Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario, approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione. Per fortuna – aggiunge Ciafani – si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso voce e argomenti per denigrarla. Risultati che dovrebbero indurre a completare la riforma di civiltà inaugurata con la normativa sugli ecoreati: il nostro auspicio è che il Governo e il Parlamento invertano il prima possibile la rotta intrapresa e abbiano il coraggio di continuare il lavoro che nella scorsa legislatura ha visto approvare il maggior numero di norme ambientali di iniziativa parlamentare della storia repubblicana”.

La Legge 68/2015 sugli ecoreati: nella lotta alla criminalità ambientale, la legge sugli ecoreati continua ad avere un ruolo chiave, sia sul fronte repressivo sia su quello della prevenzione. Nel 2018 la legge è stata applicata dalle forze dell’ordine per 1.108 volte, più di tre al giorno, con una crescita pari a +129%. Come gli altri anni, la fattispecie dell’inquinamento ambientale è quella più applicata: 218 contestazioni, con una crescita del 55,7% rispetto all’anno precedente. Aumentano anche i casi di disastro ambientaleapplicato in 88 casi (più che triplicati rispetto all’anno precedente). Completano il quadro le 86contestazioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti, i 15 casi di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, i 6 delitti colposi contro l’ambiente, i 6 di impedimento al controllo e i 2 di omessa bonifica.

 Illegalità ambientali: Tornado ai dati Ecomafia 2019, nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), lo scorso anno si è concentrato quasi il 45% delle infrazioni, pari a 12.597. Anche quest’anno la Campania domina la classifica regionale delle illegalità ambientali con 3.862 illeciti (14,4% sul totale nazionale), seguita dalla Calabria (3.240) – che registra comunque il numero più alto di arresti, 35 –, la Puglia (2.854) e la Sicilia (2.641). La Toscana è, dopo il Lazio che ha registrato poco più di 2.000 reati, la seconda regione del Centro Italia per numero di reati (1.836), seguita dalla Lombardia, al settimo posto nazionale. La provincia con il numero più alto di illeciti si conferma Napoli (1.360), poi Roma (1.037), Bari (711), Palermo (671) e Avellino (667).

La Campania domina anche la classifica regionale delle illegalità nel ciclo del cemento con 1.169 infrazioni, davanti alla Calabria (789), Puglia (730), Lazio (514) e Sicilia (480). A livello provinciale, guidano la classifica Avellino e Napoli con rispettivamente 408 e 317 infrazioni accertate.

Il fenomeno dell’abusivismo edilizio, soprattutto al Sud, rimane una piaga per il Paese che nel 2018 è stato anche segnato dal vergognoso condono edilizio per Ischia. Anche in questa edizione di Ecomafia emerge che in Italia si continua a costruire abusivamente: secondo il Cresme, nel 2018 il tasso di abusivismo si aggira intorno al 16%, considerando sia le nuove costruzioni sia gli ampliamenti del patrimonio immobiliare esistente. Inoltre secondo i dati del report Abbatti l’abusi, dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio nazionale, al 2018, nel nostro paese è stato abbattuto solo il 19,6% degli immobili colpiti da un ordine di demolizione. Legambiente ricorda che il migliore deterrente contro i nuovi abusi sono le demolizioni.

Sul fronte del traffico illecito dei rifiuti, sono 459 le inchieste condotte e chiuse dalle forze dell’ordine dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019 utilizzando il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. Complessivamente sono state 90 le procure che si sono messe sulle tracce dei trafficanti, portando alla denuncia di 9.027 persone e all’arresto di 2.023, coinvolgendo 1.195 aziende e ben 46 stati esteri. Le tonnellate di rifiuti sequestrate sono state quasi 54 milioni. Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti ci sono i fanghi industriali e i rifiuti speciali contenenti materiali metallici.

La corruzione resta lo strumento principe, il più efficace, per aggirare le regole concepite per tutelare l’ambiente e maturare profitti illeciti. Dal 1° giugno 2018 al 31 maggio 2019 sono ben 100 le inchieste censite da Legambiente e che hanno visto impegnate 36 procure, capaci di denunciare 597 persone e arrestarne 395, eseguendo 143 sequestri. Se nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso se ne sono contate 43, che fanno il 43% sul totale, è il Lazio la regione con il numero più alto di inchieste, 23, seguita da Sicilia (21), Lombardia (12), Campania (9) e Calabria (8). Sempre nel 2018 sono inoltre 23 le Amministrazioni comunali sciolte per mafia, mentre nei primi cinque mesi del 2019 sono state ben 8: Careri (Reggio Calabria; sciolto una prima volta nel 2012), Pachino (Siracusa), San Cataldo (Caltanissetta), Mistretta (Messina), Palizzi (Reggio Calabria), Stilo (Reggio Calabria), Arzano (Napoli; al terzo scioglimento, dopo quelli del 2008 e del 2015) e dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.

Per quanto riguarda il settore delle archeomafie, lo scorso anno il racket legato alle opere d’arte e ai reperti archeologici ha avuto un andamento altalenante: cala per quanto riguarda i furti (-6,3%) rispetto all’anno precedente, ma il dato più importante è la contrazione dei sequestri effettuati (-77,8%) e quella degli oggetti recuperati (-41%). Considerevole il numero dei controlli, che sono stati 33.028, una media di oltre novanta al giorno. La regione più esposta all’aggressione dell’archeomafia è la Campania, con il 16,6% di opere d’arte rubate, mentre a svettare nel bilancio 2018 del “tesoro recuperato” ci sono i 43.021 reperti archeologici.

Altro fronte, è quello degli shopper illegali. Nell’ultimo anno e mezzo (2018 e primi cinque mesi del 2019), l’Agenzia delle dogane dei monopoli, in collaborazione con Guardia di finanza e Carabinieri, ha lavorato con campagne mirate per fermare i flussi illegali. Il risultato complessivo è stato: 6,4 milioni di borse di plastica illegali sequestrate al porto di La Spezia; 15 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Palermo; 18 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Trieste, solo per citare qualche numero.

Novità di questa edizione è, infine, uno specifico capitolo dedicato al mercato nero dei gas refrigeranti HFC, gas introdotti dal protocollo di Montreal in sostituzione di quelli messi al bando perché lesivi dello strato di ozono (ODS). Come emerge dall’analisi dell’EIA (Environmental Investigation Agency) e dal lavoro degli inquirenti dei paesi membri, una bella fetta di questo mercato internazionale (regolato da un complesso sistema di quote assegnate alle aziende produttrici) è completamente in nero, dove figura anche l’Italia

Le proposte: Nella lotta alle ecomafie e agli ecocriminali, per Legambiente è fondamentale mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68/2018. Tra le altre principali proposte avanzate oggi, l’associazione chiede che venga semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti; che vengano riconosciuti diritti propri anche agli animali inserendo la loro tutela in Costituzione e approvato il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno del Titolo VI bis del Codice penale – un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini. Per aumentare il livello qualitativo dei controlli pubblici serve approvare i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale. Sul fronte agroalimentare, l’associazione chiede che venga ripresa la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari per introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato. Inoltre chiede che l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni dovrebbe essere gratuito e davvero accessibile. Altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini. Infine Legambiente auspica che il Parlamento istituisca al più presto la Commissione d’inchiesta sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

Info su: http://noecomafia.it/

Video Ecomafia 2019:

https://www.dropbox.com/s/9cjtd2waihgd7g9/ecomafie_v07_MUSICA_LOGHI.mp4?dl=0

L’ufficio stampa di Legambiente: 349.6546593–347.4126421–339.3945428–0686268353-99