INIZIANO I LAVORI DELLA VASCA NEL PARCO FERMIAMOLI!

Comunicato stampa 27 luglio 2020

La vasca nel Parco è un delitto contro la verità, contro il Parco e l’Ambiente,
la salute e la sicurezza Le quattro bugie più sfacciate delle Autorità:

La vasca è un “ameno laghetto”. Un buco grande quanto quattro campi di calcio, profondo 10 metri, le sponde scoscese (66% di pendenza), anche quando non raccoglie le acque inquinate e sporche del Seveso inclusa le acque di fognatura. Col suo metro di acqua stagnante al fondo e nove metri di vuoto, è una offesa al paesaggio, al buon senso, alla sicurezza e, in generale, alla bellezza del Parco Nord.

• La vasca è l’unica soluzione possibile. Le vasche di laminazione sono dal punto di vista idraulico, urbani stico, sociale e culturale, un salto all’indietro, una soluzione arretrata e primitiva quanto può essere oggi una cloaca a cielo aperto. La legge regionale n. 4/2016 non la prevede, ma afferma, per la prevenzione del rischio idraulico e delle siccità, il principio e il metodo della Invarianza Idraulica. Il principio a cui si ispira è quello del risparmio idrico, della separazione, riciclo e riuso dell’acqua meteorica; è quello della “città spugna” che trattiene le acque bianche, limita le superfici impermeabili, de-cementifica, costruisce le vasche volano per la raccolta di acque pulite, serbatoi e cisterne diffuse lungo il fiume e negli abitati.

Il Piano. Il Piano iniziale non esiste più: delle quattro vasche di laminazione previste, quella più grande, nell’area della ex-Snia di Varedo che avrebbe stoccato circa la metà del volume, è stata messa su un binario morto. Infatti la fabbrica chimica per decenni ha accumulato veleni e
scorie di produzione la cui bonifica richiede tempi lunghi e gli investimenti della bonifica non sono previsti da nessuna parte. Quando si dice che la vasca nel Parco sarebbe riempita solo sei volte all’anno, si afferma una cosa non vera, nei volumi anzi illogica. Il Piano dimezzato dei volumi di stoccaggio compromette l’esito dell’intera operazione:
non assicura che saranno evitati in futuro nuove esondazioni e allagamenti!

Non è vero che chiediamo tutto e subito. Siamo stati additati come i responsabili dei ritardi: questo è falso. Abbiamo semplicemente fatto circolare, nel rispetto di ogni norma, le nostre idee; abbiamo fatto ricorso al Tribunale delle Acque per impedire lo scempio del territorio e l’attacco
alla salute. Ma, come si sà, i ricorsi non bloccano niente: solo le sentenze possono bloccare, e, finora, di sentenze non ce ne sono state. Abbiamo fatto proposte costruttive, cercando, in modo pragmatico, di conciliare le giuste richieste dei cittadini e i piani delle amministrazioni, le nuove idee con le vecchie pratiche:
non siamo stati ascoltati, non siamo stati riconosciuti come interlocutori.

Noi chiediamo che:

Sia approvato un Piano per l’Invarianza Idraulica. Il passaggio dalle vasche di laminazione all’Invarianza Idraulica non si può compiere in un solo atto: deve essere studiato e costruito su una solida base tecnica, con una precisa volontà politica. Devono essere definiti i modi e tempi, i
passaggi e tappe, risorse economiche un piano di defiscalizzazione che permetta al privato di affrontare i costi di raccolta e stoccaggio delle acque meteoriche.

Che il Seveso sia ripulito. Un fiume da decenni abbandonato, avvelenato e sconciato, sia finalmente restituito alla sua condizione naturale e alla sua bellezza. Non si incominci a costruire le vasche prima che siano stati riportati alla legalità gli scarichi abusivi ancora in via di censimento e attribuzione. Il sogno del Parco Fluviale del Seveso può diventare, seppure per tappe e secondo un preciso disegno, una realtà di rinascita ecologica per tutta la Città Metropolitana ed i Comuni a nord est della città.

Proponiamo quindi un confronto e una condivisione sulla base di una precisa proposta:

Sia realizzata la vasca di Lentate. Se una vasca deve essere proprio fatta, ebbene allora si proceda con quella di Lentate. E’ la più a monte, perciò la meno inquinata, si trova in un territorio meno congestionato, la sua realizzazione non ha riscontrato l’opposizione né della Amministrazione comunale né da parte della cittadinanza.

Si completi il raddoppio del canale scolmatore di Nord Ovest, un progetto per addurre le acque di piena del Seveso al Ticino. In parte già realizzato ma poi (giustamente!) bloccato, per via delle acque del Seveso, troppo sporche ed inquinate per essere immesse nel “Fiume Azzurro”. Questa opera di raddoppio renderebbe del tutto inutile la costruzione delle vasche di Senago con la fine dell’annoso contrasto tra i cittadini e l’Amministrazione Comunale. Della idraulica tradizionale, quella dei canali e delle aree golenali è certamente la tecnica più efficiente.

Si eviti la vasca di laminazione nel Parco Nord. Questa vasca, con i suoi 250,000 mc, è la più piccola di tutte, ma comporta la distruzione di un bosco con migliaia di alberi adulti e la cementificazione di 4 ettari di parco. Essa verrebbe realizzata, a poche decine di metri, dal più popoloso quartiere di Bresso e da diverse strutture sensibili, quali due scuole e un asilo nido.
Per evidenti buone ragioni questa vasca, che rappresenta solo un quinto dell’intero volume di Piano, può essere facilmente sostituita con l’applicazione della Invarianza Idraulica diffusa: 250 mila m3 di acqua piovana, da raccogliere in tempi e costi raffrontabili a quelli della costruzione della vasca di laminazione, nel territorio da Paderno a Milano, possono essere un obiettivo realistico, comprovato dalle realizzazioni di CAP e BrianzAcque.

Il Corona virus è servito a focalizzarci sulla necessità di rispettare l’ambiente e di mettere al primo posto la sicurezza e la salute pubblica e dei cittadini. Tracce di virus, o almeno del suo RNA, sono state rinvenute nei reflui fognari di Milano. Questo non vuol dire necessariamente che le
fogne siano state il veicolo della diffusione dell’epidemia. Come precisa l’Istituto Superiore di Sanità, non significa che questo rischio sia del tutto impensabile. In ogni caso, in una situazione così drammatica, in uno dei luoghi al mondo più colpiti dal virus, e di fronte alle incertezze e dubbi che la stessa scienza vive ed ammette.

• invocare il principio di “precauzione e di responsabilità” è così illogico?

• chiedere di non precipitare i tempi, di avere maggiori attenzioni e più rispetto per le preoccupazioni e le ansie dei cittadini, è tanto strano?

perché questa fretta? Agosto, nel nostro Paese, spesso è stato sinonimo di movimenti strani, di colpi di mano e di varie furfanterie. In questo agosto però, nessuno è distratto e con la testa in vacanza!
Ci sono troppi problemi e tante ansie: perché non proviamo ad evitarne qualcuno?
Ci sono troppi problemi e tante ansie: perché non proviamo ad evitarne qualcuno?

“ALBERI IN PERICOLO – TUTELA IL PARCO NORD – PROTEGGI LA TUA SALUTE”

Comunicato stampa 25 luglio 2020

Qualche giorno fa hanno cominciato a recintare l’area boschiva del Parco Nord tra Bruzzano, Niguarda e Bresso dove sorgerà il cantiere della vasca di laminazione per contenere le esondazioni del torrente Seveso.

Da molti anni cittadine e cittadini, comitati e associazioni denunciano come le vasche di laminazione non siano la soluzione adeguata e propongono concrete e praticabili alternative che comprendono: chiusura degli oltre 1400 scarichi abusivi e pulizia delle acque con conseguente potenziamento del canale scolmatore verso il Ticino, deimpermeabilizzazione delle sponde del del torrente e utilizzo di aree golenali per lo scarico di acque in eccesso. Con i cambiamenti climatici i fenomeni metereologici si fanno sempre più intensi e, proprio per questo motivo, serve una netta inversione di tendenza delle politiche ambientali condotte fino ad ora.

Bisogna aumentare il numero di piante ad alto fusto e ridurre le superfici cementificate; per questo motivo non possiamo tollerare il disboscamento di 4 ettari di Parco Nord per far spazio a un progetto obsoleto e molto costoso. Vogliamo tutelare l’ambiente, contribuire a mitigare il cambiamento climatico e tutelare la salute dei cittadini messa a repentaglio dalla qualità delle acque di uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa.

Per la difesa del suolo e del Parco ti aspettiamo GIOVEDI 30 luglio dalle 18,00 all’incrocio tra via Ornato, via Aldo Moro e via Del Regno Italico con cartelli e manifesti per una protesta determinata e colorata”.

Poi alle 18.15 ci si sposterà nel parco ai piedi della passerella (futura area di cantiere) con residenti caseggiati e bimbi scuole coinvolte.

RE3. E’ DECISO. RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO.

L’opposizione alla realizzazione della variante RE3 continua.  

Un gruppo di cittadini, a prescindere dalle scelte politiche che saranno effettuate, in considerazione dei tempi strettissimi per farlo, ha deciso di non rinunciare all’opzione di proseguire il percorso giudiziario, dando incarico ai propri avvocati di presentare un nuovo ricorso, questa volta al Consiglio di Stato. La sentenza del T.A.R. non ha intaccato minimamente la convinzione che la scelta operata dalla passata Amministrazione Comunale non sia accettabile dalla città e che non rappresenti assolutamente il suo interesse pubblico, come sbandierato ai quattro venti dagli esponenti del centro-destra padernese.

Senza ricostruire di nuovo nei dettagli tutta la vicenda, si vogliono qui richiamare alcuni punti, molto chiari, che stanno alla base della decisione di proseguire nell’azione giudiziaria, nella convinzione che la sentenza del T.A.R non ha colto la vera essenza del problema, limitandosi ad una mera indagine sulla regolarità degli atti amministrativi, in presenza di leggi regionali in materia dalla interpretazione elastica.

Eccoli questi punti:

  1. Una precisa scelta politica (sbagliata) del centro destra ha aumentato nel 2013 la volumetria di 5 volte nell’area di via Camposanto, nella quale non c’erano le condizioni oggettive per farlo, per la presenza del rischio esondazione del torrente e per la destinazione dell’area a Parco Urbano del Seveso.
  2. Trasferire i diritti edificatori nell’area verde di via Dalla Chiesa è stata un’altra scelta politica sbagliata perché le aree verdi rimaste vanno preservate intatte, con cura e attenzione.
  3. L’area verde di via Dalla Chiesa non è, come alcuni esponenti del solito centro destra continuano ad affermare ancora oggi, un’area incolta. E’ stata volutamente trascurata proprio per dare l’assist al tribunale del T.A.R. di affermare che non c’era evidente interesse alla sua conservazione e quindi rendere possibile il suo utilizzo a fini edificatori. A questo link proponiamo alcune immagini della cosiddetta “area incolta”.
  4. L’area di via Dalla Chiesa è, invitiamo tutti a verificarlo, una sorta di oasi naturale silenziosa che va curata e lasciata sostanzialmente com’è. Gli interventi di riqualifica vanno invece effettuati nell’adiacente parco di via Gorizia, che ne rappresenta la naturale continuità e che è stato letteralmente abbandonato al degrado dalla vecchia amministrazione.
  5. La variante Re3 determina, anche se il T.A.R. afferma il contrario, un’ indiscutibile  consumo di suolo come documentato in questo articolo.
  6. L’obiettivo dei 2 parchi, che i rappresentanti della passata Amministrazione politica non perdono occasione di ricordare, è anche l’obiettivo prioritario degli oppositori alla variante, con la “leggera” differenza che dentro i parchi le palazzine previste in via Dalla Chiesa non ci saranno.
  7. E quindi, infine, dove sarebbe il famoso interesse pubblico che la variante Re3, se realizzata, garantirebbe alla città? O è invece un interesse privato? Quale interesse pubblico c’è nel costruire altri 60 appartamenti in una città in cui la domanda abitativa non c’è e che ha visto il fallimento di altre iniziative edificatorie (vedi per es. la ex Lares)? Quale interesse pubblico c’è a sacrificare un’area verde preziosa? Continuare a sostenerlo, quando al suo interno vengono costruite 3 palazzine con annesso parcheggio e strada di collegamento, NON è da persone responsabili e credibili. Quale interesse pubblico c’è nel consumare ancora una porzione di suolo preziosissimo?

Ecco, è su queste motivazioni, come è stato detto, che si fondano le ragioni per andare avanti. L’azione dei firmatari del ricorso è sostenuta dal Coordinamento RE3, come avvenuto nel ricorso al T.A.R..

Anche in questa circostanza il Circolo Grugnotorto Legambiente si offre come supporto e collettore dei contributi economici necessari per sostenere l’azione legale. Sarà possibile effettuare donazioni con bonifico bancario utilizzando il codice iban IT88 G030 6909 6061 0000 0159 724 c/o Banca Intesa San Paolo, oppure con la modalità PayPal.

AD AVERCENE DI AREE INCOLTE COSI’!

Le specifiche tecniche per lo svolgimento del servizio di manutenzione del verde pubblico del Comune di Paderno, definiscono aree incolte gli spazi più o meno ampi di proprietà comunale con destinazione d’uso in attesa di definizione.

Ecco, la mancata destinazione d’uso unita all’incuria, cioè una carenza amministrativa di chi ha governato la città dal 2009 al 2019 ha, in sintesi, fatto ritenere al T.A.R. che  non c’era interesse alla sua conservazione e quindi rendere possibile edificare al suo interno.

Stiamo parlando dell’area verde di via Dalla Chiesa che era definita dal PGT vigente una VPE, cioè un’area verde della rete ecologica, una cosa importantissima per i cittadini di Paderno Dugnano. Un’area al cui interno, la vecchia Amministrazione di centro-destra, con la variante RE3, ha consentito l’edificazione di 3 palazzine. Decisione osteggiata  da cittadini, associazioni e forze politiche, oggi di maggioranza,

Forse, anzi quasi certamente,  è un’area che non è conosciuta da molti padernesi e che presenta aspetti naturalistici davvero notevoli. Basterebbe una rapidissima incursione a piedi o in bicicletta per rendersi conto dell’importanza di questo ritaglio di natura. Un ambiente che sostanzialmente andrebbe conservato così com’è, con piccolissimi interventi di cura e manutenzione.

Ecco dunque alcune immagini.

Altro che area incolta in senso dispregiativo. Questa è un’area preziosissima da difendere a tutti i costi. E lo  faremo, con l’aiuto di tutti.

LA FASE 2 DELLA RE3- VERSO IL RICORSO IN CONSIGLIO DI STATO

Come Il Covid-19, si riparte. La notifica della sentenza del T.A.R., fatta nei giorni scorsi, ha attivato i termini dei 60 giorni per la presentazione del ricorso al Consiglio di Stato.

I soggetti coinvolti (cittadini e associazioni) stanno completando con gli avvocati il riesame dei diversi profili giuridici. Qui, oggi, vogliamo mettere in evidenza uno degli aspetti, a nostro avviso il più importante e, al tempo stesso, , ci auguriamo, più comprensibile. NON SI PUO’ ACCETTARE CHE SI COSTRUISCANO PALAZZINE IN UN PARCO!

Chi ha promosso e sostenuto l’operazione RE3, l’Amministrazione precedente, ha sempre proclamato ai quattro venti di aver tutelato l’interesse pubblico e che non c’era consumo di suolo, ma

-COSTRUIRE PALAZZINE IN UN PARCO NON E’ TUTELARE L’INTERESSE PUBBLICO.

-COSTRUIRE QUESTE PALAZZINE NEL PARCO DI VIA DALLA CHIESA E’ CONSUMO DI SUOLO

E lo dimostriamo. Seguiteci in queste brevi considerazioni.

I numeri, chiari e incontrovertibili, dicono che il bilancio ecologico per i cittadini è negativo di 5.502 mq. Quindi quale interesse pubblico è stato tutelato? E il saldo negativo di 5.502 mq come lo vogliamo chiamare se non consumo di suolo?

Questo è il punto cruciale che nella sentenza del T.A.R. non ha trovato  il giusto peso e considerazione e  che non è stato valutato nella sua giusta dimensione.

La giurisprudenza in materia  sta cambiando.  Sentenze recenti, emesse in diverse parti d’Italia, aprono scenari nuovi e interessanti che guardano con più attenzione alla salvaguardia del suolo e dell’ambiente,

Lo ribadiamo. Gli  “attori in campo” per la “Fase 2 della Variante RE3”, devono dare una risposta logica, chiara e con numeri a corredo alla domanda: QUALE INTERESSE PUBBLICO viene tutelato dalla “variante RE3”? C’è o non c’è CONSUMO DI SUOLO?

Il tema è importante, la causa è giusta e occorre battersi fino in fondo.

 Certo, significa un nuovo e pesante impegno economico da affrontare.  Lo si farà, ancora una volta, con l’aiuto di cittadini e associazioni che non faranno mancare il loro supporto.

IL RECUPERO DI VIALE BAGATTI

Una testimonianza dal Circolo Grugnotorto nel 40ennale di Legambiente.

Per noi del circolo Grugnotorto di Paderno Dugnano la riqualificazione di viale Bagatti è stata una vittoria, una delle pagine più belle scritte dal nostro circolo.

La storica villa Bagatti ed il suo viale sono sempre stati luoghi molto cari alle comunità di Palazzolo Milanese e Varedo. A partire dagli anni cinquanta però, con l’abbandono dell’agricoltura, il viale e la villa hanno subito un lento e costante declino.

Già negli anni sessanta, il luogo aveva raggiunto uno stato di degrado tale da essere evitato dalla gente comune e le ragazze che vi si trovavano a passare venivano etichettate come delle “poco di buono”.

Nei decenni successivi le condizioni del viale erano ulteriormente peggiorate fino a diventare una discarica abusiva a cielo aperto.

Ogni giorno camion provenienti anche dai comuni limitrofi vi riversavano macerie, rifiuti di ogni genere e persino liquami fognari.

Negli anni novanta la nostra città si trovò costretta a prendere una decisione: trasformare il viale in una lunga strada asfaltata per collegare Palazzolo e Varedo (nel vano tentativo di decongestionare il centro città dal traffico) oppure riqualificare la zona e riportare il viale agli antichi splendori.

Noi del locale circolo di Legambiente pensammo allora di dare un segnale forte alla cittadinanza per ribadire la nostra assoluta contrarietà alla colata di asfalto.

E così in un giorno di giugno del 1991, organizzammo una straordinaria giornata di pulizia di viale Bagatti, invitando tutta la popolazione a partecipare.

Fu un grandissimo successo: nonostante il caldo vennero molte persone di tutte le età ad aiutarci. Muniti di guanti, mascherine, pale e carriole raccogliemmo rifiuti anche di grandi dimensioni fino a sera. Ricordiamo ancora il caldo, la fatica e la puzza talvolta insopportabile dei rifiuti! A fine giornata eravamo distrutti ma soddisfatti.

Dopo questo primo segnale, nei due anni successivi, le cose non cambiarono molto.
Durante le riunioni del circolo spesso discutevamo su cosa fare a riguardo. Alcuni di noi avrebbero voluto riproporre l’iniziativa, altri asserivano che ormai viale Bagatti era una strada persa, che era meglio puntare su altri progetti.

Fortunatamente ci fu una svolta con le elezioni comunali. Grazie ad una folta presenza degli ambientalisti tra le file della maggioranza, l’amministrazione comunale fu indotta ad occuparsi del problema.

Nel settembre del 1993 organizzammo una seconda giornata di pulizia del viale. Fu un successo come la prima. Qualche tempo dopo la nuova amministrazione mise a dimora nuovi alberi a sostituzione delle piante morte. Venne tracciato poi il percorso pedonale e ciclabile.

Sono passati quasi trent’anni. Oggi viale Bagatti è un’oasi verde tra le case ed è collegato al grande parco sovracomunale del Grugnotorto e all’Oasi dei Gelsi. Ogni giorno è frequentato da moltissime persone che passeggiano, giocano con i bambini, corrono a piedi o in bicicletta.

In questi ultimi anni, tra gli abitanti di Palazzolo è sorto un nuovo gruppo a difesa del luogo: “ l’Associazione Amici di viale Bagatti”.

I volontari di questa Associazione hanno la finalità di tenere “accesi i riflettori” sul viale per impedire il rischio, sempre in agguato, di degrado e di speculazioni edilizie.

Ogni anno i volontari organizzano una festa molto partecipata a cui aderiscono le Associazioni sportive e di volontariato di Paderno Dugnano che hanno così la possibilità di farsi conoscere dalla cittadinanza intera.

Durante la festa è possibile sedersi ai tavoli, ascoltare buona musica e cenare con ottime pietanze preparate dai volontari stessi.

Che dire di più?

Vedere adulti e bambini godere di questo spazio verde che tempo fa era una
discarica ………… è qualcosa che riempie il cuore di gioia!

Gabriella Alberti – volontaria padernese di Legambiente

GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA . ABBRACCIAMOLA!

Si, abbracciamola, perché il destino del pianeta è il nostro destino, le sue storie sono le nostre storie, le crisi in cui siamo intrappolati che si possono raccontare in molti modi, mentre aumenta la preoccupazione e la consapevolezza di quanto sia urgente riportare l’attenzione, a tutti i livelli, sulla cura e la difesa dell’ambiente in cui viviamo e della nostra salute.

Vogliamo parlare allora di una delle tante storie della Terra , una piccola storia che ci tocca da vicino e che coinvolge il nostro territorio. L’autostrada A52, meglio conosciuta come Rho-Monza. Non rifaremo qui il percorso della vicenda che ha inizio nel 2008. Ci soffermeremo brevemente, invece, sulla fase attuale che vede ancora viva l’attenzione e l’impegno dei cittadini teso a contrastare l’impatto nocivo di questa infrastruttura. E non poteva essere diversamente quando ogni anno tre milioni di persone nel mondo, 480.000 in Europa, oltre 20.000 in Italia, muoiono a causa di un killer silenzioso quale l’inquinamento atmosferico. Diverse sono le cause, come sappiamo, che lo producono, ma il trasporto con veicoli e carburanti inquinanti è una delle principali. Le polveri sottili, PM10/PM2.5 e quelle ultrasottili (black carbon) che ne scaturiscono, sono considerate un indicatore di prossimità del traffico, perché sono rilevate maggiormente vicino alla sorgente, ma hanno una dispersione esponenziale nel raggio di 300-500 metri. Questo spiega l’accanimento e la determinazione con cui, da più di 4 anni, i cittadini incalzano Serravalle, il Comune e i Ministeri romani per ottenere un piano di mitigazioni ambientali efficace, dominato da forestazione urbana, unica soluzione possibile per porre qualche rimedio al danno procurato al territorio e ai suoi abitanti.

Vale la pena inoltre sottolineare, con riferimento alla pandemia in corso,
come stiano emergendo relazioni inquietanti, che vanno indagate
ulteriormente in modo scientifico approfondito, tra inquinamento e covid
19.

Si comincia a parlare di ripresa e di fase 2, i cui pilastri sarebbero il
rilancio delle opere pubbliche. Bene, vogliamo ricordare, però, che le
opere pubbliche non devono essere solo cemento e asfalto, ma anche e
soprattutto interventi di riequilibrio e difesa della salute, dell’ambiente e
della natura. E il progetto di mitigazioni ambientali, voluto fortemente dai
cittadini di Paderno Dugnano si colloca perfettamente in questa ottica. Lo
vogliamo ricordare, soprattutto, al decisore tecnico/politico che questo
progetto dovrà finanziare. Inoltre, se i lavori autostradali saranno tra
quelli che partiranno per primi, ebbene che l’autostrada A52/Rho Monza
sia tra questi e che il corona virus serva da acceleratore per porre
finalmente fine a lavori in ritardo ormai di 6 anni.
Una piccola storia dicevamo, ma è la nostra storia di oggi, dentro le
innumerevoli storie della Terra, che abbracciamo.

LA SENTENZA DEL T.A.R. sul ricorso RE3

Le sentenze vanno rispettate. Va bene, però si possono commentare ed è quello che ci apprestiamo a fare entrando nel merito dei motivi di ricorso, limitandoci agli aspetti più significativi, non senza aver fatto prima una premessa di carattere generale.
Questa vicenda non vede contrapposti alla passata Amministrazione politica i soli ricorrenti (quelli presi in esame dal TAR), ma una parte importante di cittadini, associazioni e forze politiche locali che si sono schierati al loro fianco, in difesa di un interesse pubblico superiore. Secondo alcuni esponenti politici, autori della variante RE3, la sentenza del TAR confermerebbe l’interesse pubblico dell’operazione e sbugiarderebbe coloro che si sono schierati contro di essa. Vediamo.

Violazione destinazione d’uso (a seguito della cessione area per inserimento nel patrimonio indisponibile con vincolo di destinazione). Inoltre interruzione della continuità del parco e tutela ecologica.
Nel 2000, l’area di via Dalla Chiesa è stata ceduta gratuitamente al Comune dai ricorrenti, con vincolo di destinazione d’uso area a servizi /verde attrezzato e inserita nel patrimonio indisponibile comunale come area VPE della rete ecologica. In un’area VPE della rete ecologica l’edificazione è esclusa. Il TAR afferma che l’area è inutilizzata e, siccome dal 2000 non c’è stato alcun intervento per trasformarla in area servizi/verde attrezzato, desume che questo interesse non ci sia e quindi è consentito all’Amministrazione Comunale il cambiamento della destinazione d’uso. In realtà, come è stato evidenziato dai ricorrenti, l’area in questione, mantenuta curata e con erba tagliata regolarmente fino al 2017, ha sempre svolto la funzione egregia di prezioso polmone verde in difesa della città, unico argine all’inquinamento proveniente dalle arterie stradali circostanti. Questo aspetto, a nostro avviso, non e’ stato colto nella sua reale importanza e risulta difficile vedere l’interesse pubblico nel cambiamento di destinazione.


Difetto di istruttoria in ordine alla scelta dell’area.
Il TAR non è entrato nel merito delle scelte di pianificazione dell’Amministrazione e quindi nulla si dice del fatto che non siano state prese in esame altre opzioni alternative all’area di via Dalla Chiesa. Inoltre, rispetto alla posizione sostenuta dai ricorrenti della inedificabilità nel parco del Seveso, il TAR assume come prova invece di “concreta edificabilità dell’area” la presentazione della perizia di stima di quest’ultima, prima che si procedesse alla compensazione urbanistica. E’ davvero curiosa questa scelta. Infatti quale concreta edificabilità può mai esserci in un’area golenale del Torrente Seveso con tutte le limitazioni e i rischi che la sua gestione comporta? Una perizia, tra l’altro, contenente errori evidenti, come documentato nella memoria aggiunta dei ricorrenti, che denotano un difetto grave di istruttoria e ponderazione. Anche questo nell’interesse pubblico?


Consumo di suolo. Il TAR dichiara che la volumetria complessiva realizzabile in via Dalla Chiesa, a seguito della compensazione risulta inferiore a quella prevista in via Camposanto, quindi non c’è consumo di suolo. Però Il bilancio ecologico complessivo (aree parchi, suolo per edificazione, nucleo di antica formazione, parcheggi e strade di complemento) dice un’altra cosa. Dice che per aumentare le aree
verdi in via Roma di 1.794,36 mq si riducono le aree verdi di via G. Dalla Chiesa di 7.297 mq e quindi il bilancio netto per i cittadini di Paderno Dugnano è negativo di 5.502,64 mq. C’è l’interesse pubblico anche in questo caso? Il Tribunale Amministrativo, in conclusione, ha analizzato gli atti dal punto di vista strettamente giuridico, sulla base della normativa vigente di leggi regionali spesso dalla interpretazione elastica e delle sentenze in materia già emesse, diventate giurisprudenza. E sulla base degli atti, ha respinto il ricorso presentato. Ne prendiamo atto non senza aver espresso, come abbiamo fatto, il nostro punto di vista su alcuni dei punti che riteniamo importanti. Occorre dire però, al di là della sentenza del TAR, che le ragioni etiche della opposizione alla variante RE3 restano tutte e immutate. Ricordiamo per esempio, in estrema sintesi: -L’errore politico di aver aumentato la volumetria nel parco del Seveso di ben 5 volte, in un contesto, come è già stato detto, inappropriato. -la collocazione della volumetria in un altro parco che, anche se qualcuno si ostina a chiamare campo incolto è, a tutti gli effetti, un polmone verde preziosissimo per la città. -la possibilità, non esplorata, di offrire ugualmente alla città due parchi, senza rinunciare all’area verde di via Dalla Chiesa, cercando accordi con i proprietari e, in alternativa, conseguire lo stesso obiettivo, sia pure con una superficie minore nel parco del Seveso. Questo si, sarebbe stato interesse pubblico! Dicevamo all’inizio che le sentenze vanno rispettate e che si possono però commentare, come abbiamo fatto. Ma si può fare un’altra cosa e cioè proseguire nel percorso giudiziario ricorrendo anche in Consiglio di Stato. Questo è però un nuovo impegno economico piuttosto oneroso che andrà valutato e ponderato nei prossimi mesi.

Circolo Grugnotorto Legambiente 12/3/2020


CONCLUSA COP25 MADRID

Riprendiamo da LEGAMBIENTE Nazionale

Roma, 15 dicembre 2019                                                          Comunicato Stampa                                                                         

Conclusa  COP25 di Madrid 

Legambiente: “A Madrid nessuna risposta concreta dei governi alla grande mobilitazione dei cittadini 

per fronteggiare l’emergenza climatica.  I prossimi anni saranno cruciali. L’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030”

“A Madrid ai governi è  mancato il coraggio di rispondere con impegni concreti ai milioni di cittadini, soprattutto giovani, scesi nelle piazze di tutto il mondo per chiedere un’azione forte e immediata per fronteggiare l’emergenza climatica. L’assenza di una forte leadership dell’Europa non ha consentito un accordo tra le maggiori economie del pianeta per aumentare entro il 2020 gli attuali impegni di riduzione delle emissioni al 2030, in coerenza con la soglia critica di 1.5°C prevista dall’Accordo di Parigi. I prossimi mesi saranno cruciali. L’emergenza climatica non consente ulteriori rinvii. L’Europa deve subito avviare il processo di revisione degli attuali impegni di riduzione al 2030. La Commissione entro la primavera del 2020 deve presentare la proposta di aumento dell’obiettivo al 2030, in modo che i governi  possano raggiungere un accordo non oltre il Consiglio Europeo di giugno 2020. Solo così l’Europa può arrivare al Vertice Ue-Cina, in programma il prossimo settembre a Lipsia e per la prima volta a livello di capi di stato e di governo, con una proposta in grado di spingere la Cina a sottoscrivere un accordo ambizioso in vista della COP26 di Glasgow, così  Edoardo Zanchini vicepresidente  di Legambiente, che ha seguito  in questi giorni  da Madrid il vertice sul clima, commenta  la conclusione  della COP25. 

Per quanto riguarda la COP25, Legambiente sottolinea che i pochi passi in avanti sono stati fatti sulla revisione del sistema di aiuti (Warsaw International Mechanism for Loss and Damage – WIM) per le comunità dei paesi poveri colpite da disastri climatici. Nessun impegno chiaro dei Paesi industrializzati a mettere a disposizione di queste comunità le risorse necessarie (almeno 50 miliardi di dollari entro il 2022) per una rapida ricostruzione e ripresa economica dei territori colpiti, evitando così anche il preoccupante aumento dei profughi climatici. Risorse queste aggiuntive ai 100 miliardi di dollari l’anno per il sostegno alle azioni di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici, già previsti per il 2020 e da estendere al 2025 in attesa della revisione complessiva del sistema di aiuti. Inoltre, non è stato raggiunto l’accordo sulle linee-guida riguardanti il ricorso ai meccanismi di mercato previsti dall’Accordo di Parigi. Rimangono forti divisioni, in particolare per quanto riguarda il phasing-out dei meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto e l’introduzione di criteri stringenti per evitare qualsiasi forma di “doppio conteggio” delle riduzioni di emissioni, in modo da garantire la necessaria ambizione ed integrità ambientale di tutti i meccanismi di mercato, nel pieno rispetto dei diritti umani.

“Per fronteggiare l’emergenza climatica – aggiunge da Madrid Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente – si deve andare ben oltre il 55% già proposto da diversi governi europei, dall’Europarlamento e dalla Presidente della nuova Commissione Ursula van der Leyen. L’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, in coerenza con le indicazioni del recente Emissions Gap Report delle Nazioni Unite. Secondo il rapporto, per contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C, dal 2020 al 2030 le emissioni dovranno essere ridotte del 7.6% l’anno. Si tratta di un drastico cambio di passo se paragonato al trend attuale. In Europa, ad esempio, negli ultimi cinque anni le emissioni sono diminuite appena dello 0.25% annuo. L’Europa potrà così non solo contribuire al successo di Glasgow, ma soprattutto creare le necessarie condizioni politiche per accelerare la decarbonizzazione della nostra economia e dare gambe ad un vero Green New Deal Europeo”.

Per Legambiente in questo modo sarà possibile affrontare con determinazione l’emergenza climatica, accrescere la competitività della nostra economia, creare nuovi posti di lavoro e mettere in campo un’Europa leader nella transizione verso un’economia globale libera da fonti fossili, circolare e a zero emissioni. 

L’ufficio  stampa di Legambiente: 3496546593

Vai all’articolo originale

Molto interessante la sentenza della Corte Costituzionale in materia di consumo di suolo. Potrebbe avere qualche ripercussione positiva anche a livello locale.

http://lombardia.legambiente.it/contenuti/comunicati/dalla-consulta-dura-sentenza-sulla-legge-ammazzasuolo-della-lombardia-i-comuni-?fbclid=IwAR3fNxmF2NGpyjNB9fXfwa76TUfg3J3heV3tBS3rOGbvSpv6ZNkn34gLfRQ