L’emergenza Covid-19 ha provocato un aumento esponenziale nella produzione e nel consumo dei guanti e delle mascherine chirurgiche monouso in tutto il mondo. E parallelamente il Pianeta dovrà affrontare un problema complesso e potenzialmente devastante: il loro smaltimento.
In questi tempi di emergenza sanitaria, anche nella nostra città, ci arrivano segnalazioni di abbandono di guanti di plastica e mascherine monouso, nei parcheggi dei supermercati, talvolta strappati dai cestini da qualche folata di vento, spesso gettati lungo i marciapiedi e accumulati negli angoli delle vie cittadine.
“E non solo” riprendendo il titolo iniziale dell’articolo, è da notare, infatti, che nella nostra città si sta sviluppando un fenomeno alquanto bizzarro: l’aumento delle deiezioni canine (solide e liquide) abbandonate lungo le strade. La diffusione di questo fenomeno va forse ricercata nel timore, di venire contagiati da coronavirus attraverso gli escrementi dei propri animali? Che siano spariti dagli scaffali dei supermercati gli idonei sacchetti per la raccolta degli escrementi? Non è cosi, quindi l’ultima ipotesi plausibile, è forse quella per cui, nelle strade deserte o poco frequentate per la quarantena, lontano dagli occhi dei loro concittadini è più sbrigativo non raccogliere le feci e mettere anche la buona educazione in quarantena.
In previsione di una fase 2 con la riapertura di piccole e medie aziende, di alcuni uffici facciamo appello al senso civico e alla responsabilità dei cittadini ma soprattutto è importante far partire una campagna di informazione e sensibilizzazione seguendo le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) dove viene specificato come smaltire i presidi anti infezione quali mascherine e guanti.
Tali presidi sono tutti da conferire nella raccolta indifferenziata. E’ bene avvolgere questi rifiuti in due o tre sacchetti, per essere sicuri che niente fuoriesca, e chiuderli bene. Per chiudere il sacchetto è bene usare dei guanti monouso, che poi andranno in un altro sacchetto che andrà sempre nella raccolta indifferenziata. Ricordiamo che i dispositivi sanitari sono molto resistenti e potrebbero durare nell’ambiente decine di anni come accade per le buste di plastica più spesse o i flaconi di liquidi più resistenti.
Responsabilizzare e informare i cittadini per combattere maleducazione e inciviltà è fondamentale, soprattutto per evitare di ritrovarci in futuro, quando riprenderemo le nostre campagne ambientali, a dover liberare piazze strade e giardini da tanti guanti e mascherine oltre ai soliti rifiuti in plastica.
Legambiente analizza i dati di Arpa Lombardia che parlano di qualità dell’aria tra il 20 febbraio e il 19 marzo 2020: effettivamente si registra una diminuzione di inquinanti in tutta la regione, con un focus particolare sulla “Bassa” (Cremona, Lodi, Pavia e Mantova), dove la diminuzione è stata minore. Dati che gli ambientalisti si leggono facilmente: il traffico, è evidente, è una fonte di inquinamento determinante, ma anche la zootecnia lo è. Infatti, le zone in cui le centraline Arpa fanno comunque registrare alti livelli di inquinanti in atmosfera sono quelle dove è più diffusa l’attività zootecnica.
«Ci troviamo di fronte a circostanze che ci portano a vivere un’ inusuale “esperimento” di blocco del traffico – dice Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – e questo sta dimostrando come fossimo nel giusto: riducendo sensibilmente il traffico, infatti, gli effetti positivi sulla qualità dell’aria vengono registrati immediatamente. Questo deve farci pensare alla necessità, quando l’emergenza sarà alle spalle, di nuove politiche per la mobilità, che premino chi si muove in modo sostenibile o le aziende che favoriscono lo smart working. Perché una volta conclusa l’emergenza Covid-19, quella del clima è la sfida decisiva ci troveremo davanti. La qualità dell’ambiente è un valore irrinunciabile – conclude Meggetto – anche per la nostra sopravvivenza e per la nostra capacità di reagire a situazioni difficili e impreviste».
Nonostante la diminuzione di circa un terzo sulla media del periodo dell’inquinamento polveri sottili su tutto il territorio lombardo, però, resta il dato in controtendenza registrato dalle centraline della Bassa: un dato che dimostra come, oltre al traffico urbano, alle industrie e ai riscaldamenti, siano anche le attività di allevamento e il traffico pesante residuo, soprattutto quello autostradale, ad influire negativamente su quello che respiriamo.
IL DOSSIER
Riduzione di inquinanti (PM10) nel periodo di applicazione in Lombardia delle misure straordinarie legate all’epidemia di Covid-19.
Le misure progressivamente più severe di limitazione della mobilità e delle attività al fine di contenere il dilagare epidemico da Covid-19 hanno sicuramente portato a effetti benefici sulla qualità dell’aria in Pianura Padana, su cui però le comunicazioni sono state spesso discordanti e contraddittorie, ‘tirate’ per sostenere tesi sul maggiore o minor contributo inquinante della specifica fonte emissiva e spesso corroborate da suggestive immagini satellitari che ‘svelavano’ effetti di riduzione degli inquinanti che in realtà sono governati, se osservati per brevi periodi, in maniera prevalente dalla forzante meteorologica.
Per cercare di fare chiarezza, occorre valutare le variazioni su archi temporali sufficienti lunghi per ‘appiattire’ gli effetti legati alla variabilità meteo (elevata specialmente nelle fasi di successione stagionale, quale quella in corso), e operare un confronto con condizioni di periodi di calendario sovrapponibili in annate precedenti e recenti (per limitare il fattore di deriva legato ai trend emissivi, ovvero evitare il confronto con periodi in cui composizione e quantità delle emissioni erano fortemente diverse da quelle attuali). Abbiamo operato un confronto sui dati delle centraline ARPA Lombardia dei capoluoghi delle province lombarde, confrontando i dati raccolti nel periodo 20 febbraio-19 marzo 2020 con gli analoghi (19 febbraio-20 marzo, un giorno in più per tener conto dell’annualità bisestile) del 2017, 18 e 19.
Il dato che emerge è che in tutti i capoluoghi lombardi la qualità dell’aria, per l’indicatore PM10,snti, con livelli medi decisamente più alti (33-35 microg/mc) per i capoluoghi della ‘bassa zootecnica’
(CR, MN, LO), rispetto ai capoluoghi della fascia pedemontana (BG, VA, LC, SO, valori tra 19 e 28 microg/mc), ma in tutti i casi con dati medi del periodo ampiamente inferiori alla soglia di legge(40 microg/mc) per il dato medio annuo. La riduzione rispetto al dato medio del periodo è più forte per i capoluoghi pedemontani (-27 / -34%) rispetto a quella osservata per i capoluoghi della ‘bassa’ zootecnica ( -16 / -23%).
Si tratta di dati che hanno una forte coerenza rispetto a quanto si sarebbe potuto attendere con la riduzione del traffico legata alle misure di emergenza, oltre che con una moderata riduzione delle emissioni da riscaldamento domestico (incluso quello da combustione di legna o simili) legata prevalentemente alle temperature più miti della media stagionale lungo l’arco del periodo. Un modello visualmente efficace per correlare le fonti con l’entità delle emissioni è quello sviluppato da ARPA Emilia Romagna (fig) nell’ambito del progetto life PREPAIR, che mette in evidenza il ruolo oggi largamente prevalente del particolato di origine secondaria (cioè formato in atmosfera a partire da precursori), costituito da sali d’ammonio (solfati e nitrati), in cui l’ammoniaca gassosa che origina da emissioni di origine zootecnica reagisce con l’umidità atmosferica e i gas da emissioni di combustione (SOx e NOx) per dar luogo a microcristalli di sali sospesi.
Lo schema mostrato fornisce anche una spiegazione plausibile dei livelli più alti di polveri sottili (e dei minori abbassamenti) riscontrati nella ‘bassa zootecnica’, laddove non solo l’attività di allevamento si ritiene non significativamente interferita dall’emergenza covirus ma, anzi, in questo periodo dell’anno contribuisce maggiormente alle emissioni ammoniacali in quanto nei mesi di febbraio e marzo si effettuano gli spandimenti in campo di liquami e deiezioni impiegate come fertilizzanti per le semine primaverili. All’attività zootecnica, eccessivamente addensata nella bassa lombarda dove si concentra circa il 40% del patrimonio zootecnico nazionale, sono anche in gran parte ascrivibili molti dei superamenti delle soglie di legge, come quello riferito da ARPA Lombardia in data odierna (dati di ieri, 19 marzo)
Concludendo, dunque, le riduzioni di inquinamento da polveri sottili, fino ad un terzo in meno delle concentrazioni medie del periodo, riscontrate dall’inizio del periodo di emergenza Covid-19 sono coerentemente riferibili in prevalenza alla riduzione delle emissioni da traffico, sia leggero che pesante, e in minor misura alla riduzione delle emissioni da riscaldamento per ragioni in larga misura indipendenti dall’emergenza Covid (è plausibile che le utenze domestiche abbiano fatto maggior ricorso all’accensione dei riscaldamenti, pur con temperature esterne miti, ma è altrettanto vero che altre utenze, ad esempio le scuole, sono state disconnesse fin dall’inizio dell’emergenza). I dati in apparente controtendenza di superamento dei livelli soglia, rilevati in occasione di fasi meteorologiche con tempo stabile e alta pressione, sono interpretabili, in larga misura, come effetti delle emissioni derivanti dalla elevatissima concentrazione dell’attività di allevamento, in particolare nella fascia della Bassa Pianura, oltre che dalle altre fonti (in primo luogo industriali e da produzione energetica) e dal traffico pesante residuo, soprattutto autostradale.
Le sentenze vanno rispettate. Va bene, però si possono commentare ed è quello che ci apprestiamo a fare entrando nel merito dei motivi di ricorso, limitandoci agli aspetti più significativi, non senza aver fatto prima una premessa di carattere generale. Questa vicenda non vede contrapposti alla passata Amministrazione politica i soli ricorrenti (quelli presi in esame dal TAR), ma una parte importante di cittadini, associazioni e forze politiche locali che si sono schierati al loro fianco, in difesa di un interesse pubblico superiore. Secondo alcuni esponenti politici, autori della variante RE3, la sentenza del TAR confermerebbe l’interesse pubblico dell’operazione e sbugiarderebbe coloro che si sono schierati contro di essa. Vediamo.
Violazione destinazione d’uso (a seguito della cessione area per inserimento nel patrimonio indisponibile con vincolo di destinazione). Inoltre interruzione della continuità del parco e tutela ecologica. Nel 2000, l’area di via Dalla Chiesa è stata ceduta gratuitamente al Comune dai ricorrenti, con vincolo di destinazione d’uso area a servizi /verde attrezzato e inserita nel patrimonio indisponibile comunale come area VPE della rete ecologica. In un’area VPE della rete ecologica l’edificazione è esclusa. Il TAR afferma che l’area è inutilizzata e, siccome dal 2000 non c’è stato alcun intervento per trasformarla in area servizi/verde attrezzato, desume che questo interesse non ci sia e quindi è consentito all’Amministrazione Comunale il cambiamento della destinazione d’uso. In realtà, come è stato evidenziato dai ricorrenti, l’area in questione, mantenuta curata e con erba tagliata regolarmente fino al 2017, ha sempre svolto la funzione egregia di prezioso polmone verde in difesa della città, unico argine all’inquinamento proveniente dalle arterie stradali circostanti. Questo aspetto, a nostro avviso, non e’ stato colto nella sua reale importanza e risulta difficile vedere l’interesse pubblico nel cambiamento di destinazione.
Difetto di istruttoria in ordine alla scelta dell’area. Il TAR non è entrato nel merito delle scelte di pianificazione dell’Amministrazione e quindi nulla si dice del fatto che non siano state prese in esame altre opzioni alternative all’area di via Dalla Chiesa. Inoltre, rispetto alla posizione sostenuta dai ricorrenti della inedificabilità nel parco del Seveso, il TAR assume come prova invece di “concreta edificabilità dell’area” la presentazione della perizia di stima di quest’ultima, prima che si procedesse alla compensazione urbanistica. E’ davvero curiosa questa scelta. Infatti quale concreta edificabilità può mai esserci in un’area golenale del Torrente Seveso con tutte le limitazioni e i rischi che la sua gestione comporta? Una perizia, tra l’altro, contenente errori evidenti, come documentato nella memoria aggiunta dei ricorrenti, che denotano un difetto grave di istruttoria e ponderazione. Anche questo nell’interesse pubblico?
Consumo di suolo. Il TAR dichiara che la volumetria complessiva realizzabile in via Dalla Chiesa, a seguito della compensazione risulta inferiore a quella prevista in via Camposanto, quindi non c’è consumo di suolo. Però Il bilancio ecologico complessivo (aree parchi, suolo per edificazione, nucleo di antica formazione, parcheggi e strade di complemento) dice un’altra cosa. Dice che per aumentare le aree verdi in via Roma di 1.794,36 mq si riducono le aree verdi di via G. Dalla Chiesa di 7.297 mq e quindi il bilancio netto per i cittadini di Paderno Dugnano è negativo di 5.502,64 mq. C’è l’interesse pubblico anche in questo caso? Il Tribunale Amministrativo, in conclusione, ha analizzato gli atti dal punto di vista strettamente giuridico, sulla base della normativa vigente di leggi regionali spesso dalla interpretazione elastica e delle sentenze in materia già emesse, diventate giurisprudenza. E sulla base degli atti, ha respinto il ricorso presentato. Ne prendiamo atto non senza aver espresso, come abbiamo fatto, il nostro punto di vista su alcuni dei punti che riteniamo importanti. Occorre dire però, al di là della sentenza del TAR, che le ragioni etiche della opposizione alla variante RE3 restano tutte e immutate. Ricordiamo per esempio, in estrema sintesi: -L’errore politico di aver aumentato la volumetria nel parco del Seveso di ben 5 volte, in un contesto, come è già stato detto, inappropriato. -la collocazione della volumetria in un altro parco che, anche se qualcuno si ostina a chiamare campo incolto è, a tutti gli effetti, un polmone verde preziosissimo per la città. -la possibilità, non esplorata, di offrire ugualmente alla città due parchi, senza rinunciare all’area verde di via Dalla Chiesa, cercando accordi con i proprietari e, in alternativa, conseguire lo stesso obiettivo, sia pure con una superficie minore nel parco del Seveso. Questo si, sarebbe stato interesse pubblico! Dicevamo all’inizio che le sentenze vanno rispettate e che si possono però commentare, come abbiamo fatto. Ma si può fare un’altra cosa e cioè proseguire nel percorso giudiziario ricorrendo anche in Consiglio di Stato. Questo è però un nuovo impegno economico piuttosto oneroso che andrà valutato e ponderato nei prossimi mesi.
Il Piano per il Diritto allo Studio è il documento di sintesi di tutti gli interventi realizzati dall’Ente Locale al fine di agevolare e favorire la frequenza degli alunni delle Scuole d’Infanzia e dell’obbligo, in particolare:
* a fornire sostegno e supporto locale per consentire l’inserimento nelle strutture scolastiche e la socializzazione dei minori disadattati o in difficoltà di sviluppo e di apprendimento;
• ad eliminare i casi di evasione e di inadempienza dell’obbligo scolastico;
• a favorire le innovazioni educative e didattiche che consentano una ininterrotta esperienza educativa in stretto collegamento tra i vari ordini di scuola, tra scuola, strutture e altre agenzie educative, dirette ai minori e alla comunità locale
Il Circolo Grugnotorto Legambiente, impegnato da sempre nella collaborazione con le scuole sul tema dell’educazione ambientale, ha presentato due proposte didattiche che sono state inserite nel Piano per il diritto allo studio 2019/2020.
INCONTRIAMO IL NOSTRO “ FIUME”: IL SEVESO.
Per conoscere meglio questo torrente, Legambiente propone alle scuole di Paderno Dugnano di indagare sulla qualità delle sue acque, attraverso una semplice analisi di laboratorio.
Il progetto prevede due incontri per le classi coinvolte:
*uscita per il prelievo dei campioni di acqua e introduzione storico geografica
*in aula, analisi della qualità delle acque ( misurazione di : ph, durezza carbonatica (kh), durezza totale (gh), nitriti (no2), nitrati (no3), e cloro, mediante l’uso degli stick a strisce e comparazione dei risultati.
2) IL MONDO SEGRETO DELLE API.
Il pianeta Terra soffre dell’inquinamento provocato dall’uomo. Le api sono insetti impollinatori che, a causa delle sostanze velenose immesse nell’ambiente dall’uomo, stanno accusando gravi difficoltà di sopravvivenza. La scomparsa, o anche solo la diminuzione, degli insetti impollinatori avrebbe conseguenze catastrofiche, perché impedirebbe la riproduzione di frutta e verdura. L’ape rappresenta attualmente, insieme ai suoi prodotti, il più completo biosensore, in grado di fornire, laddove correttamente utilizzata come tale, una mole notevole di dati sullo stato di salute dell’ambiente.
Si affronteranno tematiche di entomologia e si conoscerà il lavoro di apicoltore con dimostrazioni pratiche. Per sviluppare al meglio questo progetto educativo è stata stipulata una convenzione tra il Circolo Grugnotorto Legambiente e l’Istituto S. Allende per l’utilizzo di un’area apiari esistente da alcuni anni nel parco della scuola , al fine di implementare le arnie esistenti, fruendo della collaborazione e del servizio di Apicoltura Elimar ( i cui titolari sono soci di Legambiente), che già svolge questa attività nei terreni padernesi del Parco Grugnotorto ( oggi GruBria).
Abbiamo notato e ne diamo notizia con piacere, che l’Amministrazione Comunale ha provveduto ad effettuare una serie di azioni di pronto intervento per la messa in sicurezza provvisoria di alcune situazioni e la rimozione degli elementi di pericolosità, presenti in alcuni giochi dei parchi cittadini.
Sono stati rimossi i chiodi/viti sporgenti nei cavallini del Parco Ardeatine, di Mosè Bianchi, di Via Cappellini.
I cavallini presenti nel parco di via Gorizia, molto deteriorati, sono stati inibiti all’uso mediante segnalazione con nastro bianco e rosso.
Stessa procedura adottata per lo scivolo del parco di via 2 giugno.
A quello invece di via Mosè Bianchi
sono stati rimossi le viti e gli spuntoni di ferro presenti ai lati della piattaforma ed è stato inibito all’uso a causa di un gradino rotto che è stato rimosso.
Sul corrimano scheggiato dello scivolo di via Avogadro si è intervenuti eliminando le parti pericolose.
La fontanella del Parco Spinelli risulta essere stata fissata al suo basamento e funzionante.
Ringraziamo, anche a nome degli utenti, gli uffici comunali preposti e l’assessore Giuranna per questi primi interventi urgenti di messa in sicurezza, realizzati in tempi brevissimi, che ci hanno anche evitato di correre il rischio ( come al Gadames lo scorso anno) di essere denunciati per “ esercizio arbitrario delle proprie ragioni”.
I parchi pubblici e le aree verdi sono un patrimonio prezioso per la collettività. Ogni area, sia essa anche piccola o frange residuali di lavori infrastrutturali pubblici, che vengono recuperate a verde , rappresentano conquiste importantissime per il decoro e la bellezza della città oltre che per il benessere e la salute dei cittadini. Avere cura di questo patrimonio e prestare la dovuta e necessaria attenzione all’attività di manutenzione e pulizia di queste aree è naturalmente compito dell’Amministrazione Comunale che attraverso la sua guida politica indirizza il lavoro degli uffici preposti. Ma la conservazione e la cura di queste aree verdi, così preziose, chiama in causa anche ognuno di noi che con il suo comportamento può essere determinante nel conseguimento di un obiettivo virtuoso condiviso. Un bene comune. In queste due parole c’è tutto. Il Circolo Grugnotorto, in occasione delle campagne Legambiente “Puliamo il mondo”, finalizzate a ripulire temporaneamente porzioni di parchi o di territorio, ha maturato la consapevolezza che fosse necessario alzare l’asticella del proprio impegno ambientale, rivolto a questo settore. Ecco allora che, oltre all’attività di pulizia dei parchi o aree verdi, anche in funzione educativa e di sensibilizzazione, ha assunto l’impegno di iniziare a rivolgere l’attenzione anche al grado di manutenzione delle strutture, degli arredi e dei giochi , con particolare riferimento alle situazioni di oggettivo pericolo , specialmente nei confronti dei bambini https://legambientepadernodugnano.wordpress.com/situazione-gadames-al-09-11-2018/ https://legambientepadernodugnano.wordpress.com/2019/05/22/alla-c-a-del-vice-sindaco-gianluca-bogani/ https://legambientepadernodugnano.wordpress.com/2019/05/24/oggi-al-gadames/ Il lavoro di monitoraggio, svolto negli ultimi mesi su tutto il territorio comunale e che ha riguardato 34 parchi cittadini, si è concretizzato nella recente formalizzazione di una proposta rivolta all’attuale Amministrazione. Una proposta, attualmente al vaglio degli organi preposti, che si colloca in uno spirito di collaborazione e di sostegno concreti all’attività della struttura comunale, convinti che un nuovo approccio alla cura della cosa pubblica , che veda il coinvolgimento di associazioni e cittadini, possa dare un valore aggiunto importante. Si è proceduto quindi al censimento del numero e delle condizioni degli arredi ( panchine, sedute etc), dei giochi, dei cassonetti e cestini per i rifiuti, delle fontanelle, dei cartelli segnaletici etc, presenti in ciascuno dei 34 parchi. Queste informazioni sono state fatte confluire nella scheda di ogni parco e poi in un file riepilogativo di tutti i parchi che sono stati oggetto del monitoraggio. Le situazioni di degrado e usura sono state documentate con fotografie e si è proceduto inoltre ad isolare e segnalare, con un documento apposito, alcuni casi particolarmente critici da richiedere, a nostro avviso, un intervento rapido che vada nella direzione di eliminare il pericolo concreto esistente, anche ricorrendo, nel caso dei giochi, alla loro eventuale rimozione o messa in sicurezza provvisoria , qualora non sia possibile un intervento immediato di risoluzione del problema o la sostituzione dei giochi stessi.
Seguono alcune foto delle situazioni segnalate
PARCO DI VIA FOSSE ARDEATINEPARCO VIA AVOGADRO/PEPEPARCO VIA 2 GIUGNOPARCO VIA GORIZIAPARCO VIA CAPPELLINIPARCO SPINELLIPARCO VIA TOGLIATTI- M.LUTHER KINGPARCO VIA S. MICHELE DEL CARSO
MONITORAGGIO delle CONCENTRAZIONI di NO2 a MILANO, ROMA e NAPOLI
Anche a Paderno Dugnano, dall’8 febbraio al 7 marzo 2020, le sentinelle ANTI-SMOG (Legambiente Paderno Dugnano – Circolo Grugnotorto) si attivano: un mese di monitoraggio per scoprire quanto è inquinata la nostra Aria. Sono stati posizionati 6 campionatori su balconi, cancelli e pali della luce in 6 luoghi diversi di Paderno.
Dopo la rilevazione scopriremo così i dati di BIOSSIDO di AZOTO, gas inquinante che respiriamo tutti i giorni. Questo per spingere le istituzioni ad accelerare interventi urgenti ed adeguati.
La realizzazione delle vasche di laminazione, pensate come risposta alle esondazioni del Seveso, sono una risposta banale e obsoleta ad una questione complessa. Una risposta, oltretutto, non risolutiva e dall’impatto ambientale pesantissimo.
Il Coordinamento per il Seveso pulito, formatosi recentemente, che mette insieme alcuni Circoli Legambiente, associazioni e comitati dei comuni rivieraschi maggiormente interessati, è mobilitato per promuovere a tutti i livelli una alternativa possibile alle vasche di laminazione. Una alternativa che pone l’accento su una serie di azioni che vanno attuate in sinergia le une con altre partendo da subito, senza perdite ulteriori di tempo.
L’appuntamento di sabato 8 febbraio sarà un momento di sottolineatura delle azioni alternative da mettere in campo a cui seguiranno eventi specifici di approfondimento e analisi sui seguenti aspetti:
-Verificare e chiudere gli scarichi abusivi. Operazione preliminare e fondamentale per risanare le acque e pulire il fiume Seveso. Occorre intensificare le azioni a tutti i livelli per raggiungere questo obiettivo possibile e inderogabile.
-Completare il raddoppio del canale scolmatore di Nord Ovest, oggi fermo a Senago, fino ad Abbiategrasso. Se le acque del Seveso sono pulite non ci saranno problemi per il Ticino a ricevere le acque del Seveso, in quantità maggiore di quella attuale, nel caso di emergenze.
-Applicare il principio dell’invarianza idraulica e creare vasche di prima pioggia lungo tutto il tratto del fiume Seveso o nelle sue adiacenze. L’acqua piovana non deve più essere convogliata nelle fognature aumentando così il volume delle acque del Seveso con il rischio che ne consegue e provocando inoltre i dannosi sfioramenti dei reflui fognari che finiscono ancora una volta nelle sue acque, inquinandole. L’acqua piovana deve essere invece raccolta in vasche di prima pioggia e successivamente rilasciata nel terreno. Ci sono già progetti concreti che vanno in questa direzione. L’invarianza idraulica, con tutte le sue coniugazioni e ricadute positive, sarà il tema trattato in un convegno ad hoc in fase di preparazione che sarà il primo di una serie di appuntamenti pubblici sulle alternative alle vasche di laminazione.
-De-impermeabilizzare e rinaturalizzare le sponde del fiume Seveso, aumentando le superfici drenanti lungo il suo corso, in tutti i casi in cui questo sia oggi ancora possibile.
-Realizzare le aree golenali di Cermenate e del Canturino dove gli attuali livelli di antropizzazione a ridosso del fiume rendono ancora possibili questi interventi strategici e fondamentali per ridurre e contenere in modo naturale gli eventi di piena.
APPUNTAMENTO A MILANO
8 FEBBRAIO
IN VIA DE CASTILLIA NEL PARCO SOTTO IL BOSCO VERTICALE
Assemblea Pubblica all’aperto sabato 18/1 dalle ore 10 alle 12.30 al capolinea della metro M3 Comasina, in via Comasina Milano.
I Circoli Legambiente di Bollate, Novate Milanese, Cormano, Paderno Dugnano, Cusano Milanino e Cinisello Balsamo insieme a Legambiente Lombardia hanno deciso di convocare il popolo inquinato, gli amministratori locali, i giornalisti per discutere di mobilità, inquinamento e infrastrutture.
Dopo i numerosi presidi su questo tema, effettuati nel corso dell’anno scorso, un nuovo e importante appuntamento per tenere alta l’attenzione sulle azioni da fare rapidamente. Non si possono più tollerare ritardi come quello della riqualifica della Rho Monza, saranno sette anni in base alle ultime indicazioni! La Regione ha la partecipazione di maggioranza nella Società Milano Serravalle e quindi anche una responsabilità nelle conseguenze che questo ritardo comporta quotidianamente in termini di inquinamento e traffico congestionato. Il nuovo cronoprogramma deve essere reso pubblico, controllato e rispettato, anche per consentire di partire al più presto con le mitigazioni ambientali, indispensabili a contenere i veleni da inquinamento. La realizzazione della tramvia Milano Limbiate va accelerata rispetto alla data prevista del 2025. Se ne parla da troppi anni ormai. Occorre porre rimedio al degrado delle strade di collegamento Milano -Meda e Comasina. Tra le priorità anche il potenziamento delle piste ciclabili ed il miglioramento del trasporto pubblico lungo l’asse Est-Ovest.
Invitiamo tutti i cittadini a dare sostegno a questa iniziativa partecipando numerosi a questo appuntamento.
Legambiente: “A Madrid nessuna risposta concreta dei governi alla grande mobilitazione dei cittadini
per fronteggiare l’emergenza climatica. I prossimi anni saranno cruciali. L’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030”
“A Madrid ai governi è mancato il coraggio di rispondere con impegni concreti ai milioni di cittadini, soprattutto giovani, scesi nelle piazze di tutto il mondo per chiedere un’azione forte e immediata per fronteggiare l’emergenza climatica. L’assenza di una forte leadership dell’Europa non ha consentito un accordo tra le maggiori economie del pianeta per aumentare entro il 2020 gli attuali impegni di riduzione delle emissioni al 2030, in coerenza con la soglia critica di 1.5°C prevista dall’Accordo di Parigi. I prossimi mesi saranno cruciali. L’emergenza climatica non consente ulteriori rinvii. L’Europa deve subito avviare il processo di revisione degli attuali impegni di riduzione al 2030. La Commissione entro la primavera del 2020 deve presentare la proposta di aumento dell’obiettivo al 2030, in modo che i governi possano raggiungere un accordo non oltre il Consiglio Europeo di giugno 2020. Solo così l’Europa può arrivare al Vertice Ue-Cina, in programma il prossimo settembre a Lipsia e per la prima volta a livello di capi di stato e di governo, con una proposta in grado di spingere la Cina a sottoscrivere un accordo ambizioso in vista della COP26 di Glasgow, così Edoardo Zanchini vicepresidente di Legambiente, che ha seguito in questi giorni da Madrid il vertice sul clima, commenta la conclusione della COP25.
Per quanto riguarda la COP25, Legambiente sottolinea che i pochi passi in avanti sono stati fatti sulla revisione del sistema di aiuti (Warsaw International Mechanism for Loss and Damage – WIM) per le comunità dei paesi poveri colpite da disastri climatici. Nessun impegno chiaro dei Paesi industrializzati a mettere a disposizione di queste comunità le risorse necessarie (almeno 50 miliardi di dollari entro il 2022) per una rapida ricostruzione e ripresa economica dei territori colpiti, evitando così anche il preoccupante aumento dei profughi climatici. Risorse queste aggiuntive ai 100 miliardi di dollari l’anno per il sostegno alle azioni di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici, già previsti per il 2020 e da estendere al 2025 in attesa della revisione complessiva del sistema di aiuti. Inoltre, non è stato raggiunto l’accordo sulle linee-guida riguardanti il ricorso ai meccanismi di mercato previsti dall’Accordo di Parigi. Rimangono forti divisioni, in particolare per quanto riguarda il phasing-out dei meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto e l’introduzione di criteri stringenti per evitare qualsiasi forma di “doppio conteggio” delle riduzioni di emissioni, in modo da garantire la necessaria ambizione ed integrità ambientale di tutti i meccanismi di mercato, nel pieno rispetto dei diritti umani.
“Per fronteggiare l’emergenza climatica – aggiunge da Madrid Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente – si deve andare ben oltre il 55% già proposto da diversi governi europei, dall’Europarlamento e dalla Presidente della nuova Commissione Ursula van der Leyen. L’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, in coerenza con le indicazioni del recente Emissions Gap Report delle Nazioni Unite. Secondo il rapporto, per contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C, dal 2020 al 2030 le emissioni dovranno essere ridotte del 7.6% l’anno. Si tratta di un drastico cambio di passo se paragonato al trend attuale. In Europa, ad esempio, negli ultimi cinque anni le emissioni sono diminuite appena dello 0.25% annuo. L’Europa potrà così non solo contribuire al successo di Glasgow, ma soprattutto creare le necessarie condizioni politiche per accelerare la decarbonizzazione della nostra economia e dare gambe ad un vero Green New Deal Europeo”.
Per Legambiente in questo modo sarà possibile affrontare con determinazione l’emergenza climatica, accrescere la competitività della nostra economia, creare nuovi posti di lavoro e mettere in campo un’Europa leader nella transizione verso un’economia globale libera da fonti fossili, circolare e a zero emissioni.