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Puliamo il Mondo-Puliamo il Seveso 2019
Puliamo il Mondo è l’appuntamento annuale, nella versione italiana, di CLEAN UP THE WORD, organizzato a livello nazionale da Legambiente, in collaborazione con Amministrazioni cittadine, associazioni, comitati e imprese.
Quest’anno alcuni Circoli di Legambiente (Paderno Dugnano, Bollate, Cusano M., Cormano, Seveso ), d’intesa con comitati e associazioni ( Circolo Eco-Culturale La Meridiana, associazione Fiume Vivo di Cesano Maderno , Comitato No vasche Senago, Comitato No vasca Bresso, Osservatorio Mameli, Rinnovamento Democratico Senago, Associazione Amici del Parco Nord, Consulta Associazioni del Parco Nord, Comitato Torrente Seveso) , hanno scelto di riproporre all’attenzione generale il tema scottante delle condizioni in cui versa il Fiume Seveso, con le problematiche ad esso connesse, ponendo l’accento su alcuni aspetti fondamentali che stanno alla base di un processo di recupero ambientale non più rinviabile e da cui scaturiscono proposte che mettono al primo posto, oltre che la sicurezza, anche la salute.
- Risanare e pulire il Fiume Seveso. Questo dovrebbe essere il prerequisito fondamentale, prima di affrontare qualsiasi altro approccio al problema delle esondazioni. Occorre quindi farsi carico concretamente del problema rappresentato dai 1420 scarichi abusivi, individuati nel 2014 dalla Procura di Milano, a seguito di una indagine della Polizia Provinciale. L’apporto di questi scarichi abusivi equivale al 20% delle acque complessive. Inoltre occorre una verifica della efficienza dei depuratori attualmente funzionanti e un loro eventuale adeguamento.
- Completare il raddoppio del canale scolmatore di Nord Ovest ((attualmente fermo a Senago) proseguendo fino ad Abbiategrasso, cioè alla confluenza con il deviatore dell’Olona. Se le acque sono pulite, il Bacino del Ticino non avrà più problemi a ricevere quelle del canale scolmatore con portata raddoppiata rispetto a quella attuale. Un’azione questa che farebbe venir meno la necessità di realizzare le vasche di laminazione a Senago.
Le recenti notizie di stampa che danno invece ormai prossima l’apertura dei cantieri per la loro realizzazione, non fa venir meno in ogni modo la necessità che vengano attuate azioni radicali di pulizia delle acque, per evitare pericolosi contatti con la falda acquifera ed il ristagno di liquami fognari e tossici.
Applicare la legge regionale n° 4 del 2016 sull’invarianza idraulica, con riferimento anche, dove possibile, alle situazioni pregresse. Due recenti Delibere della Giunta Regionale, in osservanza dei contratti di Fiume, vanno in questa direzione e prevedono tra le altre cose la disconnessione dalla rete fognaria delle acque meteoriche del parcheggio di via Europa nel Comune di Varedo e la disconnessione dalla rete fognaria delle acque meteoriche del parcheggio del cimitero nel Comune di Lentate sul Seveso . La riduzione del carico delle acque di pioggia sul sistema fognario, oltre che avere un effetto molto importante, se non decisivo, sulla diminuzione del pericolo esondazione, eliminerà anche il problema, ripetuto, degli sfioratori che, in presenza di eventi temporaleschi intensi, riversano nel fiume Seveso reflui fognari.
3. De-impermeabilizzare e rinaturalizzare le sponde del Seveso con riferimento al Piano Territoriale d’area -legge reg. 12/2005. In questo processo virtuoso va inserito lo studio per realizzare piccole/medie vasche di volano (non di laminazione) lungo tutta l’asta del fiume.
4. Realizzare senza ulteriori indugi le aree golenali di Cermenate e del Canturino.
La manifestazione di quest’anno che, nel nostro caso, si chiamerà Puliamo il Mondo-Puliamo il Seveso, avrà luogo domenica 22 settembre. Vedrà il coinvolgimento di associazioni e comitati dei comuni attraversati dal Fiume Seveso e cioè Barlassina, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago, Varedo, Paderno Dugnano, Cusano Milanino, Cormano, Bresso e Milano-Niguarda, oltre che di Bollate e Senago.
I partecipanti all’iniziativa percorreranno in bicicletta il tragitto, regolarmente autorizzato che, con partenza da Barlassina, attraverserà i Comuni dell’asta del Seveso da nord a sud e si concluderà davanti al Palazzo della Regione Lombardia.
L’iniziativa sopra descritta sarà preceduta da interventi, in funzione educativa, di pulizia e rimozione di eventuali rifiuti abbandonati in alcuni parchi cittadini, come indicato in dettaglio nel volantino presente su questo sito.
L’evento Puliamo il Mondo-Puliamo il Seveso 2019 ha l’adesione e il patrocinio del Comune di Paderno Dugnano.
Per ulteriori informazioni ed iscriverti alla biciclettata clicca qui
INDICAZIONI GENERALI DI COMPORTAMENTO
- I ciclisti devono stare rigorosamente in fila indiana
- Sono vietati i sorpassi
- E’ assolutamente vietato anticipare la coppia di staffette apripista
- I genitori sono responsabili del comportamento e della sicurezza dei loro figli
- Chi avesse problemi a procedere (forature, problemi meccanici o piccoli traumi) deve mettersi di lato per permettere a chi segue di procedere regolarmente.
- Si deve fermare di lato solo chi ha problemi, se è un minore anche i suoi genitori, gli altri devono procedere regolarmente
- Dotarsi di una mappa del percorso con i punti di ritrovo di ciascun tratto
- I bambini al di sotto di 7 anni viaggeranno sulla bicicletta del genitore.
- Ogni partecipante deve provvedere al fabbisogno personale di acqua.
- E’ consigliato l’uso del casco
Per eventuali riparazioni ai mezzi meccanici, oltre ai volontari presenti tra i partecipanti alla biciclettata, sarà a nostro supporto anche Ciclofficina Contromano.
MORIA DI PESCI NEL SEVESO – I RISCONTRI DI INDAGINE.
Avevamo un problema in sospeso che riguardava la moria di pesci, verificatasi nel Seveso, lo scorso 6 aprile https://legambientepadernodugnano.wordpress.com/2019/04/09/moria-di-pesci-nel-seveso/
Dal Distretto Veterinario Rho e Nord Milano abbiamo ricevuto comunicazione che il reperto di laboratorio, relativo agli esami compiuti sui pesci ( barbi, ghiozzi, alborelle, cavedani, triotti, savette) “ non ha rilevato non conformità di natura batteriologica, virologica e anatomopatologica”.
Questa prima indagine effettuata sui pesci non ne spiegava però la morte.
Abbiamo proceduto quindi con un accesso agli atti presso Arpa Lombardia per approfondire.
In sintesi le posizioni degli enti coinvolti:
-Nel report dell’intervento del 6 aprile, la Guardia Ambientale verbalizza una situazione a Paderno di poca acqua, di moria di pesci e colorazione nero violacea dell’acqua con forte odore di fogna, con l’aggiunta che a Cusano l’acqua era maggiore , sempre violacea e con pesci boccheggianti.
Ami Acque-Cap Holding dichiara di aver “ riscontrato uno sfioro attivo sul collettore di Bovisio Masciago e che, dopo l’intervento con autospurgo, lo sfioro è cessato. Il refluo sfiorato non presenta alcuna colorazione violacea”.
Arpa- Dipartimento di Milano ci ha inviato una relazione molto articolata che ripercorre e analizza le varie fasi e i contributi forniti dai soggetti interessati. La relazione si conclude con l’affermazione “l’anomalia riscontrata nei giorni 6/7 aprile è presumibilmente riconducibile al problema tecnico, tempestivamente risolto, riscontrato da Ami Acque presso lo sfioro n° 1375 a Bovisio Masciago”. Per questa ragione, nel caso in esame “si è deciso di non procedere al campionamento dell’acqua con riserva di procedere successivamente in caso di aggiornamento sull’origine del fenomeno”.
Nei giorni scorsi il Distretto Veterinario di Rho e Nord Milano ci ha inviato, a conclusione di quanto di loro competenza, un ulteriore reperto di analisi che ha escluso la presenza di carbammati (insetticidi) e pesticidi fosforati e clorurati.
Proviamo a tirare qualche conclusione:
-Arpa ha archiviato l’episodio imputando, presumibilmente, la moria dei pesci al problema tecnico dello sfioratore e quindi ai reflui fognari finiti nel Seveso.
-L’esame effettuato sui pesci e trasmessoci dal Distretto Veterinario di Rho e Nord Milano ha però escluso non conformità di natura batteriologica, quindi i pesci non son morti a causa dei reflui fognari.
-Le ultime analisi hanno escluso la presenza di insetticidi e pesticidi.
-La presenza nel Seveso di acqua nero violacea, verbalizzata da tutti i soggetti coinvolti nella vicenda, non è stata indagata.
Il 16 giugno e all’inizio di luglio si sono verificati altri due episodi (sia pure di minor impatto del precedente) di pesci morti nelle acque del Seveso e i dati appena esposti non aiutano a fare chiarezza e a comprenderne le cause.
Tutti i casi considerati si sono verificati dopo eventi di pioggia. C’è una relazione? Forse la poca acqua presente nel Seveso, negli episodi considerati, dipende dall’intervento del deviatore nel canale scolmatore, attivato in presenza di piogge? Potrebbe essere che i pesci muoiono per la poca acqua in cui, in alcune situazioni, si vengono a trovare? Poca ossigenazione? Però resta senza risposta una domanda fondamentale: cos’era quel liquido nero violaceo?
Abbiamo scritto ad Arpa Lombardia -Dipartimento di Milano e restiamo in attesa di riscontro.
IL G.O.R., IL PARCO TOTI E……… LA SICUREZZA.
Nell’intervento sul sito del 18 luglio, abbiamo sottolineato che la nostra posizione critica sull’operazione non riguarda il G.O.R. ma la scelta fatta dalla Giunta precedente. Costi enormi, non era una priorità, non sono state prese in considerazione alternative. Dopo il Consiglio Comunale del 23 luglio dobbiamo prendere atto di un aspetto a noi sconosciuto: il capogruppo della Lega ha parlato del trasferimento del G.O.R al parco Toti, come di un’operazione di messa in sicurezza dello stesso. Ma, di quale sicurezza stiamo parlando esattamente? Attualmente il parco Toti non è in sicurezza?
La Convenzione sottoscritta da Comune e G.O.R., allegata alla Delibera di Giunta n° 184 del 18/12/2018, prevede tra l’altro, a scomputo dei costi di riscaldamento, luce, gas e acqua potabile degli immobili in comodato d’uso, compiti di “presidio costante presso i parchi e giardini pubblici al fine di rilevare i potenziali rischi esistenti”. E questo presidio dovrebbe essere già operativo da anni e riguarda tutti i parchi del territorio, tra cui evidentemente anche il parco Toti. O forse non siamo informati di particolari problemi in questo parco, tali da richiedere l’insediamento della Protezione civile?
E poi, come mai da alcuni anni, con la città governata dal centro destra di cui il capogruppo della Lega era colonna portante, il parco Toti è rimasto sempre aperto anche di notte quando era previsto che fosse chiuso? E la recinzione del parco sfondata in almeno un punto e mai riparata?
No, questa della sicurezza è un’altra stampella, come l’adeguamento dell’area ristorazione, il trasferimento dei magazzini comunali e la copertura della pista da ballo, per tentare di giustificare la spesa enorme di 2.000.000 di euro (sempre che non intervengano variazioni delle quali, al momento, non si hanno notizie precise).
E a proposito dei costi enormi destinati a questa operazione, ci permettiamo segnalare un’altra alternativa, oltre a quelle già indicate su questo sito il 4 luglio scorso e cioè l’opzione di acquisire uno dei tanti capannoni, ad uso produzione o deposito, in vendita nel nostro Comune. Una rapida indagine, condotta presso una agenzia immobiliare, ha dato questo risultato: il valore medio dei capannoni in vendita è di circa 500 Euro/mq per strutture di buon livello, con almeno un ufficio, servizi igienici e impianti certificati. Il capannone prefabbricato di nuova costruzione previsto al Toti è di circa 350 mq che, al valore medio dei capannoni in vendita, costerebbe 175.000 euro (500 Euro/mq x 350 mq).
In questo modo si sarebbe raggiunto ugualmente l’obiettivo di fornire al G.O.R. una base logistica più efficiente e adeguata e si sarebbero potute liberare ingenti risorse preziose da destinare in altre direzioni (le scelte non mancano).
Se poi, come afferma l’architetto di grido che ha redatto lo studio di fattibilità, riferendosi alla modalità di copertura della struttura prevista, occorre “ un segno forte nel paesaggio del Centro Sportivo, distraendo l’attenzione dalle emergenze della Centrale Elettrica per focalizzarle sugli spazi di uso collettivo del Centro.”, ci permettiamo di suggerire una soluzione a costo quasi zero, che preveda la realizzazione di una barriera verde di nuovi alberi, riducendo così anche l’impermeabilizzazione del suolo.
Naturalmente questo è solo il nostro modesto punto di vista. La politica faccia le sue scelte.
Molto interessante la sentenza della Corte Costituzionale in materia di consumo di suolo. Potrebbe avere qualche ripercussione positiva anche a livello locale.
http://lombardia.legambiente.it/contenuti/comunicati/dalla-consulta-dura-sentenza-sulla-legge-ammazzasuolo-della-lombardia-i-comuni-?fbclid=IwAR3fNxmF2NGpyjNB9fXfwa76TUfg3J3heV3tBS3rOGbvSpv6ZNkn34gLfRQ
Protezione Civile al Toti: i costi di trasferimento…
Siamo costretti a ritornare su una questione che abbiamo affrontato nel nostro sito il 4 luglio scorso, facendo una doverosa premessa. Abbiamo la massima stima e apprezzamento per il Gruppo di Protezione Civile G.O.R. impegnato in molteplici e importanti attività di utilità sociale. La posizione critica che abbiamo assunto riguarda, nel caso non fosse sufficientemente chiaro, la scelta effettuata dalla Amministrazione precedente di destinare ingenti risorse economiche ad una operazione che, a nostro avviso, non è una priorità e senza valutare eventuali possibili alternative.
Nell’intervento sul sito sopra citato, abbiamo scelto di non entrare nel dettaglio noioso dei numeri e di affidare a tre semplici immagini il contesto complessivo dell’intervento.
Ieri, nella pagina Facebook del Comune, è stata pubblicata una comunicazione su questo
argomento che non da alcun riscontro sulla priorità e sulle alternative dell’operazione e che fornisce una precisazione sui costi, differenti rispetto a quanto a noi noto, sulla base dei documenti pubblicati sul sito istituzionale. E questo ci impone, nostro malgrado, di entrare nel dettaglio noioso dei numeri.
La stima dei costi indicata nello “Studio di fattibilità” APPROVATO con la Delibera di Giunta n.183 del 6/12/2018 e allegato alla Delibera stessa riporta:
— stima costo ristrutturazione “casa Toti” = 160.000 Euro
— stima costo deposito protezione civile + magazzino comunale= 550.000 Euro
— stima costo abbellimento arena estiva + copertura metallica = 920.000 Euro
— stima costo abbellimento struttura di ristorazione= 200.000 Euro
— vanno aggiunti i costi: per incarico studio di fattibilità = 42.656 Euro e incarico studio di vulnerabilità sismica = 46.606 Euro.
Siamo a un totale di 1.919.000 Euro, a cui andranno aggiunti i costi accessori per la gara di appalto, i collaudi, etc e per questo abbiamo indicato un valore di circa 2.000.000 Euro.
– i costi ad oggi autorizzati:
— studio fattibilità = 42.656 Euro con Determina n. 1015 del 14/11/2017
— studio indagine sismica = 46.606 Euro con Determina n. 1202 del 21/12/2017
— prefabbricato per deposito protezione civile = 798.000 Euro con Determina n. 1056 del 21/12/2018.
— ristrutturazione “casa Toti”: 120.000 Euro (Determina n. 836 del 26/0/2018 e Determina n.722 del 19/09/2018)
Siamo a un totale autorizzato di 1.007.262 Euro, a cui si aggiungeranno i costi per le coperture / abbellimenti e le altre sistemazioni indicate nello studio APPROVATO con la suddetta Delibera di Giunta, a meno che la nuova Giunta non definisca un nuovo progetto, a noi non noto.
Per concludere, riproponiamo la domanda finale del post precedente. Il trasferimento del G.O.R. in via Serra, con altro cemento (prefabbricato) nel Parco Toti è davvero una priorità, aggiungiamo, viste le condizioni, per fare qualche esempio, in cui versano i parchi e le aree verdi comunali con giochi per bambini e arredi urbani che definire critici è un eufemismo oppure la situazione di numerose strade cittadine con alberi tagliati e mai ripiantumati?
E, ci sia permesso un altro interrogativo. Indipendentemente dalle “coperture finanziarie previste negli atti della precedente legislatura”, è davvero impossibile sospendere le dovute procedure per l’affidamento dei lavori, fatte dagli Uffici Comunali preposti?
C’E’ ANCORA SPERANZA!
Dal nostro inviato sul campo.
“ Questa sera rapida incursione nelle aree verdi di Via Brasile e Giardini della Costituzione per innaffiare le piante messe a dimora nello scorso inverno, in onore dei caduti Padernesi della prima guerra mondiale. Mi avvio alla fontanella, finalmente ripristinata. Sotto i portici, a lato, una ventina di ragazzi stanno giocando. Mi fermo, mi presento, chiedo se qualcuno è disponibile ad aiutarmi. Silenzio, sguardi che si abbassano e che si volgono altrove. Riprendo, un po’ deluso, il percorso verso la fontanella. Non sono uno che prega molto le persone. Pochi attimi dopo un fruscio alle mie spalle, due ragazze che mi dicono semplicemente “ noi vogliamo aiutarla”. Sono Giorgia e Martina, due cuginette che non conoscevo, bellissime, dolci, solari e generose. Fanno tutto loro, con ordine e metodo. Le piantine sono tante, ma tutte ricevono la loro dose d’acqua. Vengono chiamate dai loro compagni per riprendere il gioco interrotto. No, prima le piante. Fino al termine”.
Si, c’è ancora speranza.
Grazie Giorgia, grazie Martina!
ECOMAFIA 2019. LE STORIE E I NUMERI DELLA CRIMINALITÀ AMBIENTALE IN ITALIA
Ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali. Ecco i settori prediletti dalla mano criminale.
Da Legambiente Nazionale:
4 LUGLIO 2019
Nel 2018 impennata dei reati nel ciclo del cemento e nell’agroalimentare. In aumento anche quelli nel settore dei rifiuti e contro gli animali. Il business dell’ecomafia cresce ancora e raggiunge quota 16,6 miliardi di euro. 368 il numero dei clan censiti da Legambiente.
Campania in testa alla classifica regionale per numero di reati ambientali Napoli, Roma e Bari le province con il più alto numero di illeciti 100 le inchieste per corruzione rilevate dal 2018 allo scorso maggio in tutta Italia.
Buone notizie: si conferma la validità della legge sugli ecoreati. Nel 2018 usata per 1.108 volte e applicata in 88 casi di disastro ambientale. Archeomafie, recuperati oltre 43mila reperti archeologici.
Legambiente: “Basta concentrarsi solo sulla presunta emergenza migranti: le vere minacce all’ambiente, alla salute e all’economia sana diventino priorità nell’agenda politica del Paese”.
Nella Penisola continua l’attacco di ecocriminali ed ecomafiosi nei confronti dell’ambiente: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali sono nel 2018 i settori prediletti dalla mano criminale che continua a fare super affari d’oro. A parlar chiaro sono anche quest’anno i dati di Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia raccolti da Legambiente nel suo report annuale dedicato alle illegalità ambientali. Nel 2018 cala, seppur di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente che passa dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati (più di 3,2 ogni ora) accertati lo scorso anno, soprattutto a causa della netta flessione, fortunatamente, degli incendi boschivi (-67% nel 2018) e in parte alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). Diminuiscono inoltre le persone denunciate – 35.104 contro le oltre 39mila del 2017 – così come quelle arrestate, 252 contro i 538 del 2017, e i sequestri effettuati – 10mila contro gli 11.027 del 2017. L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia. Videoclip Ecomafia 2019
Sul fronte dei singoli illeciti ambientali, nel 2018 aumentano sia quelli legati al ciclo illegale dei rifiuti che si avvicinano alla soglia degli 8mila (quasi 22 al giorno) sia quelli del cemento selvaggio che nel 2018 registrano un’impennata toccando quota 6.578, con una crescita del +68% (contro i 3.908 reati del 2017). Un incremento che si spiega con una novità importante di questa edizione del rapporto Ecomafia: per la prima volta rientrano nel conteggio anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro, in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o missione di informazioni alla Pubblica amministrazione. Nel 2018 lievitano anche le illegalità nel settore agroalimentare, sono ben 44.795, quasi 123 al giorno, le infrazioni ai danni del Mady in Italy (contro le 37mila del 2017) e il fatturato illegale – solo considerando il valore dei prodotti sequestrati – tocca i 1,4 miliardi (con un aumento del 35,6% rispetto all’anno).
In leggera crescita anche i delitti contro gli animali e la fauna selvatica con 7291 reati – circa 20 al giorno – contro i 7mila del 2017. Come già detto, calano invece, grazie a condizioni meteoclimatiche sfavorevoli agli ecocriminali, gli incendi boschivi: un crollo da 6.550 del 2017 ai 2.034 del 2018. Da sottolineare che anche nel 2018 si conferma l’ottima performance della legge 68/2015 sugli ecoreati, che sin dall’inizio della sua entrata in vigore (giugno 2015) sta stando un contributo fondamentale nella lotta agli ecocriminali, con più di mille contestazioni solo nello scorso anno (come si dirà dopo) e un trend in costante crescita (+ 129%).
È quanto emerge in sintesi dal rapporto Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, realizzato da Legambiente grazie anche alla collaborazione di molti soggetti – dalle Forze dell’ordine alle Capitanerie di porto, dalla Corte di Cassazione al Ministero della giustizia, da Ispra e Sistema nazionale protezione ambiente al Cresme, dalla Commissione Ecomafie all’Agenzia delle Dogane, solo per citarne alcuni. Il volume, edito da Edizioni Ambiente e realizzato con il sostegno di Cobat e Novamont, è stato presentato oggi a Roma alla presenza della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, del ministro dell’ambiente Sergio Costa, del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e di diversi esponenti del mondo istituzionale e politico.
“Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà, per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità. Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario, approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione. Per fortuna – aggiunge Ciafani – si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso voce e argomenti per denigrarla. Risultati che dovrebbero indurre a completare la riforma di civiltà inaugurata con la normativa sugli ecoreati: il nostro auspicio è che il Governo e il Parlamento invertano il prima possibile la rotta intrapresa e abbiano il coraggio di continuare il lavoro che nella scorsa legislatura ha visto approvare il maggior numero di norme ambientali di iniziativa parlamentare della storia repubblicana”.
La Legge 68/2015 sugli ecoreati: nella lotta alla criminalità ambientale, la legge sugli ecoreati continua ad avere un ruolo chiave, sia sul fronte repressivo sia su quello della prevenzione. Nel 2018 la legge è stata applicata dalle forze dell’ordine per 1.108 volte, più di tre al giorno, con una crescita pari a +129%. Come gli altri anni, la fattispecie dell’inquinamento ambientale è quella più applicata: 218 contestazioni, con una crescita del 55,7% rispetto all’anno precedente. Aumentano anche i casi di disastro ambientaleapplicato in 88 casi (più che triplicati rispetto all’anno precedente). Completano il quadro le 86contestazioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti, i 15 casi di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, i 6 delitti colposi contro l’ambiente, i 6 di impedimento al controllo e i 2 di omessa bonifica.
Illegalità ambientali: Tornado ai dati Ecomafia 2019, nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), lo scorso anno si è concentrato quasi il 45% delle infrazioni, pari a 12.597. Anche quest’anno la Campania domina la classifica regionale delle illegalità ambientali con 3.862 illeciti (14,4% sul totale nazionale), seguita dalla Calabria (3.240) – che registra comunque il numero più alto di arresti, 35 –, la Puglia (2.854) e la Sicilia (2.641). La Toscana è, dopo il Lazio che ha registrato poco più di 2.000 reati, la seconda regione del Centro Italia per numero di reati (1.836), seguita dalla Lombardia, al settimo posto nazionale. La provincia con il numero più alto di illeciti si conferma Napoli (1.360), poi Roma (1.037), Bari (711), Palermo (671) e Avellino (667).
La Campania domina anche la classifica regionale delle illegalità nel ciclo del cemento con 1.169 infrazioni, davanti alla Calabria (789), Puglia (730), Lazio (514) e Sicilia (480). A livello provinciale, guidano la classifica Avellino e Napoli con rispettivamente 408 e 317 infrazioni accertate.
Il fenomeno dell’abusivismo edilizio, soprattutto al Sud, rimane una piaga per il Paese che nel 2018 è stato anche segnato dal vergognoso condono edilizio per Ischia. Anche in questa edizione di Ecomafia emerge che in Italia si continua a costruire abusivamente: secondo il Cresme, nel 2018 il tasso di abusivismo si aggira intorno al 16%, considerando sia le nuove costruzioni sia gli ampliamenti del patrimonio immobiliare esistente. Inoltre secondo i dati del report Abbatti l’abusi, dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio nazionale, al 2018, nel nostro paese è stato abbattuto solo il 19,6% degli immobili colpiti da un ordine di demolizione. Legambiente ricorda che il migliore deterrente contro i nuovi abusi sono le demolizioni.
Sul fronte del traffico illecito dei rifiuti, sono 459 le inchieste condotte e chiuse dalle forze dell’ordine dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019 utilizzando il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. Complessivamente sono state 90 le procure che si sono messe sulle tracce dei trafficanti, portando alla denuncia di 9.027 persone e all’arresto di 2.023, coinvolgendo 1.195 aziende e ben 46 stati esteri. Le tonnellate di rifiuti sequestrate sono state quasi 54 milioni. Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti ci sono i fanghi industriali e i rifiuti speciali contenenti materiali metallici.
La corruzione resta lo strumento principe, il più efficace, per aggirare le regole concepite per tutelare l’ambiente e maturare profitti illeciti. Dal 1° giugno 2018 al 31 maggio 2019 sono ben 100 le inchieste censite da Legambiente e che hanno visto impegnate 36 procure, capaci di denunciare 597 persone e arrestarne 395, eseguendo 143 sequestri. Se nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso se ne sono contate 43, che fanno il 43% sul totale, è il Lazio la regione con il numero più alto di inchieste, 23, seguita da Sicilia (21), Lombardia (12), Campania (9) e Calabria (8). Sempre nel 2018 sono inoltre 23 le Amministrazioni comunali sciolte per mafia, mentre nei primi cinque mesi del 2019 sono state ben 8: Careri (Reggio Calabria; sciolto una prima volta nel 2012), Pachino (Siracusa), San Cataldo (Caltanissetta), Mistretta (Messina), Palizzi (Reggio Calabria), Stilo (Reggio Calabria), Arzano (Napoli; al terzo scioglimento, dopo quelli del 2008 e del 2015) e dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.
Per quanto riguarda il settore delle archeomafie, lo scorso anno il racket legato alle opere d’arte e ai reperti archeologici ha avuto un andamento altalenante: cala per quanto riguarda i furti (-6,3%) rispetto all’anno precedente, ma il dato più importante è la contrazione dei sequestri effettuati (-77,8%) e quella degli oggetti recuperati (-41%). Considerevole il numero dei controlli, che sono stati 33.028, una media di oltre novanta al giorno. La regione più esposta all’aggressione dell’archeomafia è la Campania, con il 16,6% di opere d’arte rubate, mentre a svettare nel bilancio 2018 del “tesoro recuperato” ci sono i 43.021 reperti archeologici.
Altro fronte, è quello degli shopper illegali. Nell’ultimo anno e mezzo (2018 e primi cinque mesi del 2019), l’Agenzia delle dogane dei monopoli, in collaborazione con Guardia di finanza e Carabinieri, ha lavorato con campagne mirate per fermare i flussi illegali. Il risultato complessivo è stato: 6,4 milioni di borse di plastica illegali sequestrate al porto di La Spezia; 15 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Palermo; 18 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Trieste, solo per citare qualche numero.
Novità di questa edizione è, infine, uno specifico capitolo dedicato al mercato nero dei gas refrigeranti HFC, gas introdotti dal protocollo di Montreal in sostituzione di quelli messi al bando perché lesivi dello strato di ozono (ODS). Come emerge dall’analisi dell’EIA (Environmental Investigation Agency) e dal lavoro degli inquirenti dei paesi membri, una bella fetta di questo mercato internazionale (regolato da un complesso sistema di quote assegnate alle aziende produttrici) è completamente in nero, dove figura anche l’Italia
Le proposte: Nella lotta alle ecomafie e agli ecocriminali, per Legambiente è fondamentale mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68/2018. Tra le altre principali proposte avanzate oggi, l’associazione chiede che venga semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti; che vengano riconosciuti diritti propri anche agli animali inserendo la loro tutela in Costituzione e approvato il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno del Titolo VI bis del Codice penale – un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini. Per aumentare il livello qualitativo dei controlli pubblici serve approvare i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale. Sul fronte agroalimentare, l’associazione chiede che venga ripresa la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari per introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato. Inoltre chiede che l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni dovrebbe essere gratuito e davvero accessibile. Altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini. Infine Legambiente auspica che il Parlamento istituisca al più presto la Commissione d’inchiesta sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.
Info su: http://noecomafia.it/
Video Ecomafia 2019:
https://www.dropbox.com/s/9cjtd2waihgd7g9/ecomafie_v07_MUSICA_LOGHI.mp4?dl=0
L’ufficio stampa di Legambiente: 349.6546593–347.4126421–339.3945428–0686268353-99
IL PALAZZO INAM, IL GOR E…. ANCORA CEMENTO NEI PARCHI.
Con la Delibera di Giunta n. 183 del 6/12/2018, è stato approvato “un progetto di fattibilità per lo spostamento delle sedi della protezione civile e del magazzino comunale presso aree e strutture del Centro sportivo di via Serra”. La motivazione è indicata in delibera: “Dato atto che l’edificio comunale di via 2 Giugno, ove è collocata la sede del GOR, ha limiti tecnici e carenze manutentive che impediscono la possibilità di sviluppare in esso il servizio di protezione civile, dovendo così valutare necessario il trasferimento della sede della Protezione Civile locale nelle specifiche aree del centro sportivo comunale di via Serra, quale contesto più consono alle funzioni esercitate in coerenza col Piano di emergenza comunale di protezione civile di cui alla citata deliberazione consiliare n. 58 del 2016.”
Il costo totale previsto per il progetto approvato con la suddetta Delibera di Giunta, considerando le stime e quanto già pagato per gli studi fattibilità, è di circa 2.000.000 di euro.
L’intervento presso il Centro sportivo prevede la costruzione di manufatti realizzati in prefabbricati, la riduzione dell’area parcheggi e la ristrutturazione della ex “casa del guardiano” per trasformarla nella sede uffici del GOR locale.
Il 25/07/2018 è stata inaugurata la nuova sede della protezione civile metropolitana in via Reali a Cassina Amata; in quella occasione la vicesindaca di Città Metropolitana ha affermato: “Ora Paderno Dugnano ha un polo polifunzionale che garantirà maggiore sicurezza. Grazie a questo intervento si è potuto costituire un presidio sul territorio che permetterà un efficace coordinamento nella tutela della popolazione in caso di emergenze che dovessero interessare il territorio”. Ma questo polo polifunzionale non potrebbe quindi incorporare anche le attività del GOR locale? O almeno condividere una bella sede (ex casa cantoniera) e un parco automezzi con relativo deposito?
La realizzazione del progetto è in corso con i lavori di ristrutturazione della ex casa del custode, ma siamo proprio sicuri che siano state fatte le giuste e corrette valutazioni? Cosa ne sarà del Palazzo INAM? L’opzione di utilizzare, riadattare e migliorare i magazzini comunali di via S. Michele del Carso per trasferirvi la sede del GOR è stata presa seriamente in considerazione? Quali sono le ragioni per cui il GOR locale non può aderire al polo polifunzionale di Via Reali, la cui condivisione e sinergia potrebbero anche aumentare l’efficacia del servizio di protezione civile?
Ci sembrano domande legittime prima di spendere 2.000.000 di euro. Il trasferimento del GOR in via Serra, con altro cemento (prefabbricato) nel Parco Toti è davvero una priorità?
04/07/2019
SNIA di Varedo, un “giacimento” di lungo termine…
I video, le foto e le narrazioni, disponibili in Internet, dell’area dismessa dello storico stabilimento sella SNIA di Varedo trasmettono un forte senso di degrado e il conseguente desiderio di un “principe azzurro munito di bacchetta magica” che ci proponga almeno un “rendering” di uno scenario diverso. Ad oggi la ricerca del “principe azzurro” è stata infruttuosa, anche l’ultimo tentativo di un “principe spagnolo” è naufragato e a luglio si rifarà l’asta per la vendita dell’area; nell’asta precedente (settembre 2017) il valore di aggiudicazione (alla società immobiliare spagnola PREDIUM) è stato di 1.200.000 Euro, cioè una miseria, visto che si tratta di circa 430.000 mq di superficie…
La globalizzazione, la crisi finanziaria e la saturazione dei mercati tradizionali sono probabilmente la causa della latitanza di “principi azzurri”, e visto il valore in gioco basterebbe anche un “piccolo principe”, ma non si trova. Questa grande area dismessa non ha alcun “valore” per i “principi” dell’economia lineare che governa il nostro modello di sviluppo.
Il “Report sul divario di circolarità” del Gennaio 2019 prodotto dalla Società di consulenza “Circle Economy” evidenzia i seguenti dati:
“L’industria delle costruzioni vale circa il 50% del consumo mondiale di materie prime. Inoltre è responsabile per il 40% di emissioni di CO2 e del 36% per il consumo di energia. Indirizzare questi impatti attraverso uno sviluppo “circolare e neutro sul clima” diventa un aspetto cruciale.
Dagli anni 70’ l’utilizzo di risorse naturali è triplicato, passando dai 26,7 Gton a 84,4 Gton ogni anno, e secondo le previsioni si raggiungerà l’incredibile cifra di 175 Gton entro il 2050.
Ogni anno si utilizzano 92,8 Gton di materiali (37,8 Gton di minerali per edilizia+9.5 Gton di minerali per metalli+16.6 Gton di combustibili fossili+28.7 Gton di biomassa), di questi: 84,4 Gton sono estratti dalla litosfera e 8,4 Gton provengono dal riciclo: solo il 9,1% dell’economia mondiale è circolare e questo provoca un “divario di circolarità” enorme.
Tra il 1900 e il 2010 i materiali utilizzati in costruzioni e infrastrutture ammontano a 792 Gton ; definiti anche “giacimenti” a lungo termine.
Ogni anno si realizzano 36 Gton di nuovi “giacimenti” e se ne demoliscono 14.5 Gton, cioè, si aggiungono 21,5 Gton di “nuovi giacimenti”. Dei 14.5 Gton delle demolizioni solo una piccola parte (circa 1.4 Gton sul totale dei materiali riciclati di 8,4 Gton) viene recuperato”
(1 Gton è uguale a 1 miliardo di tonnellate)
Cioè, nel contesto dell’economia circolare la SNIA di Varedo ha un “valore” perché è un “giacimento” di materiali che può essere recuperato e riciclato, portando un importante beneficio alle politiche che siamo costretti a intraprendere per evitare un cambiamento climatico irreversibile del nostro pianeta e per salvaguardare l’utilizzo delle risorse primarie per le generazioni future.
Il “rendering” di questo scenario alternativo, che non richiede “principi azzurri”, potrebbe essere descritto in questo modo:
- Un’istituzione pubblica (Comune di Varedo e/o Provincia di Monza e Brianza, e/o consorzio di Comuni) acquisisce all’asta di luglio il “giacimento”.
- come per i “Piani Cave”, si individuano uno o più operatori interessati allo sfruttamento del “giacimento” per un numero di anni concordato, definendo con essi una convenzione sugli aspetti economici e sulle condizioni di ripristino dell’area a fine mandato.
- considerando la dimensione e il rilievo ambientale di questo “opificio circolare” verranno ricercati fondi Europei e/o Nazionali per le opere infrastrutturali necessarie e per agevolare gli investimenti degli operatori coinvolti.
- La “SNIA circolare” potrebbe diventare un sito di riferimento per la produzione di materiali da costruzione riciclati e potrebbe agevolare la circolarità dei numerosi “giacimenti” presenti nelle aree industriali dismesse del Nord Milano.
Alcune considerazioni sullo scenario proposto:
La soluzione “circolare” recupera anche i costi ambientali dei metodi tradizionali di demolizione e costruzione. Quante discariche e cave dovremmo aprire per seppellire le macerie della SNIA? quanti soldi ci costerebbero i trasporti e gli oneri per la discarica di queste macerie?
Occorre andare verso un utilizzo sempre maggiore di aggregati riciclati da Costruzioni & Demolizioni con strumenti di incentivazione normativa e strumenti di penalizzazione del ricorso alle discariche.
Per facilitare questo scenario, inserito a pieno titolo nel tema universale dell’emergenza climatica, la Regione Lombardia dovrebbe legiferare per estendere in modo consistente i C.A.M. (Criteri Ambientali Minimi) previsti per le opere delle Pubbliche Amministrazioni e per le infrastrutture ed inoltre estendere anche ai privati questi requisiti tramite i Regolamenti edilizi Comunali.
Va ricordato che il settore costruzioni in Italia utilizza solo il 10% di materie prime riciclate, mentre i Paesi del Nord Europa ne utilizzano il 90 %!
Una revisione sostanziale delle normative in vigore, nella direzione sopra auspicata, dovrebbe produrre anche un serio ripensamento del Piano Cave, oggi in fase di aggiornamento.







